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Autore Messaggio
MessaggioInviato: 28/11/2015, 16:54 
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Località: Verona
Pietro

Oggetto: La verniciatura a gommalacca di Mastro Enrico

Per uno strumento a pizzico come la chitarra la verniciatura a gommalacca è considerata come la verniciatura classica in quanto sembra che da sempre sia il trattamento migliore per lo strumento sia come estetica che come resa sonora anche nel tempo.
Naturalmente non è il solo in quanto sono da tempo presenti in commercio prodotti industriali ben più pratici.
Vediamo la procedura di Mastro Enrico che oltre ad essere un valido artigiano del restauro conosce molto bene anche il modo di verniciare a gommalacca gli strumenti musicali che si prestano a tale trattamento.

Mastro Enrico:
Io darò qualche cenno sulla lucidatura a gommalacca, perchè è la tecnica che preferisco e anche l'unica nella quale possa dire la mia con cognizione di causa, per le altre lascio la parola agli altri che in materia ne sapranno certamente più di me.
I modi per eseguire la lucidatura a gommalacca, sono ovviamente diversi da artigiano ad artigiano nelle sottigliezze o nei piccoli accorgimenti , ma sostanzialmente si basano su una tecnica consolidata nei secoli.
Il turapori ideale della gommalacca è la gommalacca stessa, su uno strumento musicale si parte direttamente a tampone, ma su un mobile si possono dare tranquillamente le prime mani 1 o al massimo 2 a pennello senza ripassare più volte dove già sei passati.
Si lascia riposare la superfice per qualche giorno e quando la si riprende si vede che l'effetto è quasi impercettibile in quanto il poro aperto si è bevuto tutto.
S procede con la paglietta finissima ( 4 zeri) e si leviga il tutto con estrema delicatezza, si produrrà una polverina biancastra finissima che andrà a depositarsi nei pori non ancora completamente occlusi dalle mani precedenti.
Ora, viene il bello , preparare il tampone piegando un pezzo di lana di un vecchio golfetto o un vecchio calzino fino ad ottenere un quadrotto largo circa 5 cm per 5cm e spesso due o tre. Poggiarlo su un quadrato di stoffa ( cotone o lino vanno benissimo) di una quindicina di cm di lato e chiudere tutto a mo' di fagottello badando che la superficie inferiore rimanga bella piana. Se si vuole si può anche chiudere il fagottello con uno spago ma non è indispensabile.
Preparare altri quadrati delle stesse dimensioni utilizzando lenzuola vecchie, perchè saranno quelli ad essere sostituiti non appena lisi o saturati di gommalacca disseccata, senza dover cambiare il primo che cosi consentirà al tampone di durare mesi e mesi.
Impregnare il tampone con la gommalacca( usando una soluzione più diluita di quella adoperata per le mani a pennello), si può anche prendere un pennello e impregnare il tampone con quello se si preferisce, non dovrà essere impregnatissimo ma sufficientemente intriso si. Scolarlo dall'eccesso passandolo su un qualcosa di idoneo ( io uso la mano stessa) e avvolgerlo con uno dei quadrati che abbiamo fatto prima. Se qui si vuole andare di fino e seguire anche la tecnica fedelmente, si fà entrare in gioco anche la pomice,
Spargere un pizzichino di pomice sul piano( come se si stesse mettendo il sale ) intingere il dito in un po' di olio ( Di vaselina o Paglierino ) e schizzettarlo tipo benedizione sul piano, magari asciugarsi il dito sul tampone stesso e si comincia.
Iniziare da un angolo del piano e cominciare a passare con movimenti rotatori elicoidali ( come se si stesse spolverandolo) seguendo sempre lo stesso percorso, non ripassare dove sei già passato, seguendo questo andamento ci si ritroverà nell'angolo opposto. Assolutamente non fermarsi mai!!! Quando si sarà arrivati all'angolo seguitare il movimento contornando tutti e quattro i lati uscendo al termine del giro in modo tangenziale al piano.
Che schifezza , si dirà, non preoccuparsi lo dicono tutti alla prima passata, proseguire così con una decina di mani una dietro l'altra, poi girare il piano e fare la stessa cosa ma questa volta partendo dall'angolo di arrivo, ricordandoti di contornare sempre.
La contornatura è indispensabile perchè nel movimento elicoidale lasciano dei piccolissimi triangoli sul bordo non coperti e proprio questi verranno fatti nel movimento di uscita.
Lasciare il lavoro, aspettare il giorno dopo e ricominciare e poi ancora ( su una chitarra è facile che ci siano 40/50 mani. mano mano che si andrà avanti diluire la soluzione sostituire la pomice con il Talco Veneto che è infinitamente più sottile.
L'operazione di brillantatura si farà con un semplice tampone di ovatta, prima inumidito con alcool a 98° e poi lasciato quasi asciugare prima di passarlo.
Qualcuno( ma è inspiegabile perchè lo faccia) a questo punto mette la cera, a mio avviso è come mettere la cera su uno specchio appena lucidato. Non serve per proteggere, perchè la gommalacca è una delle cose più resistenti all'umidità tra quelle impiegate sul legno.
Ultima cosa, ogni volta che lasci il lavoro, metti il tampone in un barattolo di vetro con qualche goccia di alcool, ti durerà a lungo.

Precisiamo una cosa, la gommalacca abbiamo detto non danneggia minimamente il legno sul quale è stesa e proprio per questo sugli strumenti che ad esempio hanno necessità di una colorazione diversa da quella naturale, il pigmento è sempre disciolto nella gommalacca di finitura e mai nello strato di fondo.
Lo strato di fondo si può ottenere in molti modi e anticamente era detto incollaggio proprio perchè era ottenuto con una soluzione diluita di colla animale o caseina o albumina. La funzione di tale strato è duplice,: la prima è quella di sigillare il poro e quindi renderlo impermeabile agli strati successivi ( in ebanisteria abbiamo anche la finitura a poro aperto ma si tratta di altre esigenze) la seconda è quella di mantenere inalterato il colore del legno nonostante le decine e decine di mani di gommalacca pigmentata che si daranno successivamente a tampone. Se si vorrà riportare il legno a vergine per un restauro con il solo uso dell'alcool e di spugnette delicate o paglietta finissima " 0000" si otterrà di nuovo il legno originale.
Al di la' delle molte soluzioni di incollaggio con le varie sostanze la gommalacca è la migliore base per se stessa. Dopo una o due mani date a pennello( possibilmente di pelo Vayo o similare) intercalate da levigatura o con pomice in polvere extra fine se lo strumento è chiaro e pomice brunita in caso di palissandro , si passerà alla lucidatura vera e propria a tampone e olio. Io ormai da tempo preferisco usare quello di Vaselina che si toglie bene ed è completamente incolore oltre che privo di qualsiasi problema per salute in quanto anche ingeribile. Così facendo il nostro strumento sarà perfettamente preservato dagli attacchi del tempo e dell'umidità e sempre pronto per una nuova verniciatura.
Si può usare per la tavola armonica la gommalacca decerata che è pressochè incolore e per il guscio se non si vuole pigmentarla si può usare una varietà di gommalacca denominata " Rubino" che conferisce una tonalità rosso scuro per l'appunto rubino.
Ovviamente la mano di fondo sarà incolore per tutto lo strumento e si proseguirà secondo i gusti sul guscio con la tonalità che si vuole ottenere.
Tenere presente due cose: la tonalità rubino comincia ad evidenziarsi solo dopo una decina di passate e per scurirla ci vogliono moltissime mani( ogni mano è fatta di decine di passate), tra una mano e l'altra lascia passare anche diversi giorni perchè a dispetto dell'apparente lucentezza iniziale dovuta anche all'ausilio dell'olio ( poche gocce) lo strumento " berrà" letteralmente lo strato appena messo sino a completa saturazione del poro. Solo a quel punto la gommalacca comincerà a spessorarsi sino a divenire uno strato percettibile e permanente e incrementerà sia il grado di colore che la resistenza.
Sfatiamo un luogo comune: la gommalacca non è affatto sensibile all'acqua( ovviamente quando è asciutta perchè quando è ancora in soluzione è addirittura igroscopica) anzi essendo insolubile in tale elemento è un ottimo protettivo contro gli agenti atmosferici.
Di contro è attaccata fortemente dal sudore, per cui occorrerà sempre evitare di maneggiare lo strumento se non con le mani asciuttissime.
E' importantissimo usare un alcool quanto più titolato possibile( 98/99°) perche quelle minime percentuali che non sono di alcool sono di solito di acqua e di denaturante.

Cordialità - Pietro -


Al tema segue la discussione

1 - Orberto
finalmente sono riuscio a dare la gommalacca sugli strumenti! Era tutto un trucco legato alla concentrazione dell'alcol! io che la scioglievo con l'alcol rosso normale che lasciava delle macrocaccole che non riuscivi più ad eliminare....
Evviva il 99%!!

2 - Pietro
Basta meno... basta meno... Basta non scendere sotto ai 94° o lo spirito divino non è più tale.
Se la stesura è ostica, qualche goccia di olio paglierino sul tampone impregnato e ben strizzato fà solo che bene, allunga però la pausa tra una fase l'altra della lucidatura.
La fretta è solo cattiva consigliera... con o senza olio.

3 - Fabiodm
Be condivido che la verniciatura in gommalacca è un'arte affascinante . Io per la mia ghironda feci un errore che mi porto a conoscerla e apprezzarla. Finita la ghironda per paura di rovinare tutto ebbi la brillante idea di portarla a verniciare da un falegname in pensione.
Scoprii a mie spese che verniciare un tavolo o un armadio non era come verniciare una cassa armonica completa di tutti i suoi ponticelli ecc.
Me la riporto piena di chiazze scure che sembrava una ghironda in abito militare . Capii il suo rammarico per il lavoro non riuscito bene e non volle nulla per il suo lavoro, e io ho fatto di tutto per non far trasparire la mia delusione nel vederla a quelle condizioni .
Chiesi consiglio dall'amico Pietro che mi rinquorò sul fatto che la gommalacca non intacca il legno e che se l'avessi sverniciata con della semplice carta vetrata potevo ripartire da zero senza alcun danno.
Mi armai allora di pazienza scartavetrai tutto e riuscii a fare da solo senza alcun aiuto esterno.
Da allora uso solo gomma lacca perchè so che se dovessi sbagliare niente è perduto oltre che apprezzarne il colore

4 - Mastro Enrico
Devi senz'altro apprezzare l'aiuto dell'amico Pietro, ma la gommalacca non conosce cartavetrata. Anzi, nessun tipo di vernice si rimuove con carta vetrata , ottieni solo di saturare immediatamente la carta e di provocare irrimediabili striature sullo strumento.
La particolarità della Gommalacca è proprio quella di poter essere rimossa con facilità e senza alcun danno solo con l'ausilio dell'alcool a 98/99°. Nel restauro in generale, ma nel restauro degli strumenti musicali in particolare, la carta vetrata dimenticala tranquillamente.

5 - Pietro
Grazie Mastro Enrico per il tuo contributo. La tua esperienza di laboratorio è veramente preziosa. Per la ghironda del Fabio... tu fortunatamente non hai visto cosa c'èra attaccato, se ho consigliato la carta vetrata è stato proprio per non correre rischi e levare tutto.
Alla fine fortunatamente è tutto andato più che bene.

6 - kantees
Domanda.. per sciogliere le varie resine.. é meglio l soluzione alcolica al 99° o il bioetanolo (spirito di vino?) che è ha 96°? qual'è la reale differenza?

7 - Pietro
Andrebbero bene entrambe, solo che se ci sono resine diverse dalla gommalacca è meglio scioglierle a bagnomaria e conoscere bene le resine stesse anche come stesura. Oltretutto non tutte si sciolgono bene in alcol.
In tal senso vorrei per integrare il tutto postare un'immagine della gommalacca in scaglie:

Allegato:
gomma lacca in scaglie.JPG [141.76 KiB]
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Vediamo ora il tampone: un quadrato di lino o di cotone bianco di 15 cm. X 15 cm. con al centro un batuffolo di lana, sempre bianca per non lasciare colori sul legno durante la lucidatura, si chiude il tutto e voilà.
Vediamo pure la conservazione del tampone che si ottiene chiudendolo in un barattolo di vetro con il fondo sporgente, un poco di alcol in fondo al barattolo senza toccare il tampone basterà a mantenerlo umido.

Allegato:
tampone 1 (640x426) copia (550x247).jpg [124.34 KiB]
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Ultima immagine dell'uso del tampone: prima passata in senso delle venature del legno, si prosegue con degli otto abbastanza ampi e si termina con circoli e otto più piccoli. Da come abbiamo visto Mastro Enrico parte direttamente con la seconda fase degli otto larghi ma normalmente la prima fase con la passata parallela alle venature (che pure io uso sempre) è quella generalmente più praticata sia dai liutai che dagli artigiani.
Comunque lo stesso Mastro Enrico aveva premesso che da artigiano a artigiano ci sono si delle piccole differenze di metodologia ma non di tecnica fondamentale, quella è e rimane immutata da secoli.

Allegato:
tampone 3 (640x313).jpg [129.63 KiB]
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Olio di gomito e pazienza... molta pazienza... ma alla fine ne varrà la pena.

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Naturalmente altre integrazioni e altre opinioni sono sempre gradite.

Cordialità - Pietro -


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