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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Vernici di liuteria e di artigianato
MessaggioInviato: 30/11/2015, 15:53 
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Iscritto il: 20/06/2014, 19:21
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Località: Verona
Pietro

Vernici di liuteria e di artigianato

Attualmente la grossa produzione strumentale è di fabbrica ed i prodotti alla fine della lavorazione vengono verniciati a spruzzo con nitro o poliestere: come i mobili per l’edilizia abitativa. Non è sempre vero che questi strumenti suonino male, di sicuro la vernice è molto resistente al tempo, all’usura ed agli inevitabili graffi derivati dall’uso. Molti liutai la impiegano da tempo. Dal punto di vista estetico ci troviamo di fronte ad esemplari tutti inesorabilmente uguali e privi di quella impronta caratteristica che ogni strumento di liuteria possiede. La sonorità sembra non cambi con il tempo in quanto il legno viene paralizzato dal trattamento e non sarà mai libero di vibrare come con le vernici di liuteria che invece formano una pellicola protettiva ed invecchiano di pari passo con il legno stesso.


Allegato:
Stradivari e le vernici.jpg [77.03 KiB]
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Il grande Stradivari esaminava sempre accuratamente la vernice prima di applicarla allo strumento, il segreto della sua arte consta esclusivamente in questo: accurata scelta dei legni, esatta calibratura degli spessori e meticolosa cura nell’applicazione e nel dosaggio della vernice, che era più o meno la stessa usata dai suoi colleghi ma anche dai pittori e dagli artigiani. I prodotti erano di uso comune e non essendoci fabbriche erano facilmente reperibili in negozi, drogherie ed in determinate farmacie dove venivano già dosate. Ben più difficile è trovare ora le resine ed i solventi allo stato naturale.
Nel 1500 in un manoscritto del Fioravanti sono riportate delle ricette di vernici per liuteria, una di queste merita un approfondimento.

olio di seme di lino una parte
resina bianca tre parti

La resina bianca è la dammar, resina morbida che dà una delle vernici più chiare e trasparenti, l’olio di lino è sempre un terzo della resina e il diluente per queste vernici è l’essenza di trementina o l’acquaragia.
Questa vernice già pronta si trova ancora, in quanto la usano i pittori per dare lucentezza e protezione ai quadri ad olio.
La composizione di una buona vernice grassa è quindi nota da secoli e comprende tre elementi ancora insostituibili: resina, olio e acquaragia.
Le resine che si usano per le vernici ad olio sono più di una e lo vediamo in un’altra ricetta dell’epoca classica.

Copale Sierra Leone grammi 100
Olio di lino cotto grammi 40
Olio di trementina grammi 20
Acquaragia grammi 200

La resina usata è più dura della Dammar ed è di colore giallo chiaro.
Si può usare anche la Benguela gialla con lo stesso dosaggio.
Una resina molto usata dagli antichi liutai era la Gommagutta perché solubile sia in olio che in alcol, il suo colore è il giallo-arancio.

Vernici ad olio colorate venivano usare pure da artigiani e mobilieri fino a non molto tempo fa, ma si è preferito soppiantarle perché lente ad asciugarsi.
Che i liutai dell’epoca classica usassero prevalentemente vernice ad olio è provato dal fatto che lo stesso Stradivari si scusava con un committente per la ritardata consegna causata dalla vernice ad olio che faticava ad asciugarsi.
La formula non era segreta, ciò è testimoniato dal fatto che al liutaio francese Lupot (famoso anche per aver realizzato delle belle copie di violini di Stradivari) venne chiesta in prestito della vernice ad olio da un collega che avendola finita non poteva consegnare in tempo degli strumenti.
Se i legni e le vernici erano equivalenti, le opere dei liutai dell’epoca classica non hanno in alcun modo le qualità sonore degli Stradivari, anche perché il modo di dosare e stendere la vernice era differente. Le ultime opere del maestro stesso oramai novantenne non avevano più quel pregio causa l’età ed il venir meno delle sue stesse facoltà. I suoi medesimi figli Francesco e Omobono entrambi liutai, non seppero ottenere i risultati del padre e le vernici a spirito di più rapida asciugatura lentamente soppiantarono le consorelle ad olio.

La vernice a tampone ordinaria composta da gommalacca disciolta in spirito di vino è di facile composizione, non è definita in modo rigoroso, ma si attiene a questa ricetta.

Gommalacca in scaglie grammi 150 – 200
Alcol etilico 95° centilitri 800 – 900

I mobilieri la conoscono bene in quanto la applicano nei restauri e nei loro prodotti di pregio, ma pure per gli strumenti a pizzico: nelle chitarre e nei mandolini in particolare trova largo uso ed i più raffinati liutai la preferiscono ai moderni prodotti in commercio.
Si tratta di una vernice naturale che invecchia con il legno proteggendolo e migliorandolo anche dal punto di vista acustico. Si applica con un tampone a movimenti alternati che poi vedremo in dettaglio, occorrono parecchie mani e prima di darne una bisogna accertarsi che sia ben asciugata la precedente. Man mano che si procede si aggiunge alcol per aumentare la diluizione della vernice allo scopo di ottenere una pellicola sempre più sottile che renderà ottimale la lucidatura. Il legno manterrà la sua calda tonalità acquistando un brillante riflesso leggermente ingiallente.

Le passate del tampone devono essere eseguite secondo lo schema:
A – si stende la vernice nel senso della venatura.
B – si inizia a lavorarla con movimenti circolari.
C – si rifinisce con trama sempre più fitta e leggera.
Se il tampone fatica ad avanzare si bagna con due gocce d’olio di vaselina o paglierino stese con le dita sulla superfice del tampone stesso.
In alternativa si possono dare le prime mani con un pennello morbido e le seguenti con il tampone. Per la finitura basta un po’ di polish con un panno morbido.
Per gli strumenti ad arco si usa un procedimento più complesso che prevede una vernice a spirito con più resine: cederà non di molto alla consorella ad olio e si asciugherà più rapidamente. Essa conferirà al legno maggior brillantezza o maggior durezza in base alle resine disciolte con la gommalacca e riportiamo quattro ricette usate sia dai liutai che dagli artigiani.

1° Gommalacca grammi 120
Sandracca grammi 15
Copale Manila grammi 5
Elemi grammi 15
Alcol litri 1

2° Gommalacca grammi 120
Elemi grammi 20
Benzoino grammi 15
Alcol litri 1

3° Gommalacca grammi 150
Dammar grammi 15
Sandracca grammi 15
Alcol litri 1

4° Gommalacca grammi 100
Colofonia grammi 25
Mastice in lagrime grammi 25
Alcol litri 1

La Dammar, l’Elemi e il mastice in lagrime conferiranno maggior brillantezza;
La Sandracca, il Benzoino e la Copale Manila maggior durezza.

Una vernice a spirito moderna usata in liuteria è la seguente, le cose come vedrete non cambiano di molto.

Gommalacca in scaglie grammi 75
Sandracca grammi 125
Benzoino grammi 30
Mastice in lagrime grammi 30
Gommagutta grammi 20
Spirito di vino litri 1
Colorare con Sangue di drago e aggiungere a freddo 20 grammi di olio di trementina.

Una seconda che vi propongo più semplice, ricalca molto la 3° e la 4° ricetta esposta sopra ed è molto usata dai liutai da tempi immemorabili.

Gommalacca grammi 200
sandracca grammi 100
Mastice in lagrime grammi 50
Spirito di vino litri 1
Colorare con Sangue di drago o Zafferano e aggiungere a freddo 20 grammi di olio di trementina.

Tutte le resine per essere più efficienti devono essere incorporate a caldo, anche se lo fanno lo stesso a freddo. I coloranti eventualmente scelti si aggiungono alle resine, il tutto si scalda a bagnomaria a fiamma bassa e si aggiunge la trementina a fuoco spento, si lascia decantare e si filtra il tutto.
La vernice a tampone inglese viene applicata dopo aver trattato il legno con un fondo isolante di colla a caldo, per accelerare il processo di lucidatura ad olio gli artigiani trattano il legno con una vernice turapori alla nitro che funge anche da isolante.
In liuteria per fermare il suono dello strumento finito e calibrato si usa una o due mani di colla a caldo forte e molto diluita. Dopo averla ben lisciata si procede alla verniciatura vera e propria usando un pennello morbido e piatto; questo vale sia per la vernice ad olio che per quella a spirito poliresinosa. Sette od otto mani sono in media sufficienti ad ottenere uno strato protettivo brillante e resistente. Aspettare che una mano sia bene asciutta prima di passare alla successiva e dopo quattro o cinque mani lisciare con carta abrasiva fine bagnata con acqua. Completare il trattamento e, se necessario, lisciare ancora e terminare con una passata di polish usando un panno morbido. La sua azione lucidante e leggermente abrasiva conferirà alla superfice quella lucentezza tanto apprezzata dagli antichi maestri.
Abbiamo esaminato le vernici dei liutai e degli artigiani, le differenze non sono in fin dei conti sostanziali, il segreto è nella preparazione e nella stesura; per questo prima di applicare qualche trattamento è indispensabile provare e riprovare su pezzi di legno in modo da non rovinare uno strumento che può essere anche venuto bene.
Se una buona vernice non migliora acusticamente uno strumento, ma lo conserva e lo protegge, una cattiva vernice lo può rovinare per una o più generazioni.

Cordialità - Pietro


Al tema segue la discussione:

1 - fabiodm
Ho letto con molto interesse la tua relazione sulla verniciatura, e devo essere sincero mi sono salvato il post perchè considero questi consigli di alto valore, per uno come me che non ha mai fatto esperienze in un laboratorio di liuteria .
Solo una cosa devo chiederti , ma tutte queste essenze si trovano in commercio facilmente ?


2 - Pietro
Si, le sostanze menzionate nelle ricette per le vernici si trovano in commercio, alcune agevolmente (vernice Dammar, Gommalacca pronta o da preparare, olio di lino cotto, trementina, acquaragia ecc.) altre invece bisogna ricercarle in colorifici e drogherie. Naturalmente esistono centri specializzati solo per queste cose, ma da loro i costi sono ben altri. Io propenderei (per quanto possibile) per prodotti reperibili facilmente ma di buona affidabilità: come ad esempio la gommalacca usata per la tua ghironda.


3 - luciano
Splendido, questo capita per me a proposito, visto che se tutto va bene presto dovro´lucidare il liuto... almeno ci spero!


4 - Pietro
Con vivo piacere ho visto su internet due ricette del liutaio Cipriani di Assisi. Le vernici per liuteria sono un settore dove i liutai sono abbottonatissimi e il bravo Cipriani è per questo da considerare una mosca bianca, insieme a Armando Barbieri che nel suo libro: "Trattato di liuteria antica e moderna" illustra diverse formule e descrive tutte le resine e le sostanze impiegate.
Nell'argomento in questione avevo esposto quattro ricette (tratte da un testo di A. Turco ed in uso nelle scuole tecniche) usate anche dai mobilieri, la prima è una delle due indicate da Cipriani

Gommalacca grammi 120
Sandracca grammi 15
Copale Manila grammi 5
Elemi grammi 15
Alcol litri 1

Questa è la seconda ricetta indicata da Cpriani ed è tratta dal trattato di Barbieri.

Gommalacca in scaglie grammi 75
Sandracca grammi 125
Benzoino grammi 30
Mastice in lagrime grammi 30
Gommagutta grammi 20
Spirito di vino litri 1
Colorare con Sangue di drago e aggiungere a freddo 20 grammi di olio di trementina.

Quasi tutti i liutai negano che le loro vernici fossero usate anche dai falegnami e dai mobilieri e vantano formule segrete e riservatissime per dare un'alone di mistero alla loro nobile arte, come si vede non è così.
Voglio finire con una provocazione che ho tra l'altro gia lanciato più volte: quando io (o qualsiasi altro appassionato di liuteria amatoriale) mi affaccio nella bottega di un liutaio, questo come capisce che non voglio comperare ma chiedere qualche nozione, non mi caccia via, ma quasi.
Premesso che anche un'amatore può essere un potenziale aquirente in quanto dopo uno strumento fatto da se e imparati i rudimenti del suono cercherà uno strumento serio e ben calibrato fatto dalle mani esperte di un liutaio di professione, voglio citare la teoria del parroco del mio paese natale che si diceva sicuro che se uno si affaccia alla porta, prima o dopo finisce per entrare anche in chiesa.


5 - mystral1320
Mah! Se devo essere sincero, nelle vernici per strumenti ad arco mie di gomma lacca sono sempre stato più che parco perché sono dell'opinione che sia troppo dura acusticamente parlando. Soprattutto le ultime all'essenza a medio o corto olio. Preferisco rilucidare lo strumento una o due volte in più all'anno ma sapere la resa acustica massimale che non al contrario, rischiare di metterci sopra una vernice troppo dura.
Ho inizialmente provato la vernice all'alcool di Rambaux che tutto sommato da pochi problemi di stesura ed una buona resa anche acustica a patto di non esagerare con le mani complessive...
Quanto al resto... Storicamente interessante ma quanto a risultati....
Personalmente, prediligo le vernici tipo quella descritta da Sacconi nel suo testo, tanto che la mia personale é simile ed un po' meno laboriosa da preparare... Unico inconveniente sono i tempi lunghissimi di attesa tra le diverse mani (il ché dipende moltissimo dal clima e dalla stagione) e la sua "maturazione" finale.
In tutto la cosa richiede quasi un anno, per cui l'ho sempre utilizzata solo per strumenti di produzione mia e non su strumenti di ordinazione dove esiste pur sempre una tempistica ragionevole da rispettare. Tant'é che l'ultimo strumento in verniciatura, é ancora appeso da lucidare, ritoccare e montare....
Infine lascio una ricetta di polish che può tornare utile a tutti, visto che qui dentro non ci sono grossi problemi di manualità. Unica cosa ne sconsiglio un uso su vernici all'olio e comunque di iniziare cautamente e col tampone già ben in movimento prima che tocchi la superficie.

Con l'alcool a 90° non si sa mai bene...
Proporzioni per un litro:
- Etanolo (alcool) a 90°, 1 parte = 250 ml
- Acqua demineralizzata, 1 parte = 250 ml
- Olio di vasellina 1 parte, = 250 ml
- Essenza di trementina 1, parte = 250 ml
- Soluzione in alcool al 25% di benzoino, 1/5 di parte = 50 ml
- Essenza di spigo o lavanda, 1/100 di parte = 2.5 ml
Preparazione:
Si mischiana adagio e a freddo le prime 4 parti, aggiungendo infine le ultime 2 rimanenti frazioni di parte. L'ideale é un contenitore di vetro con una chiusura a guarnizione in caucciù di quelli per le conserve per intenderci. Ben chiuso si conserva per lungo tempo ed é da gitare molto bene prima dell'utilizzo; spesso già tra una tamponata e l'altra, percui consiglio, una volta preparato, di creare delle boccette più comode e che si possano scuotere con una sola mano.
Una volta decantato la scomposizione in strati é del tutto normale, trattandosi di un'emulsione instabile in realtà.


6 - Pietro
Mi rimane un dubbio sull'uso della dammar in vernici ad alcol poliresinose riportate nel testo di A. Turco:
Gommalacca 150
Dammar 15
Sandracca 15
Alcol litri uno.
Se la dammar è parzialmente solubile in alcol e totalmente solubile nell'olio di trementina (vedi testo di A. Barbieri) perchè usarla in una vernice ad alcol quando c'è il mastice in lagrime che ha più o meno le stesse caratteristiche?
Se non è una svista dell'autore (A. Turco) quale è lo scopo della dammar in questa ricetta di vernice?
Naturalmente non voglio sminuire la dammar come componente di vernici per liuteria in quanto giù nel 1500 essa compare nella nota ricetta del Fioravanti come vernice ad olio:
Olio di seme di lino una parte
Resina bianca (dammar) tre parti
solvente lo spirito di trementina.
Questa funziona bene sia in liuteria che in ebanisteria e si trova già pronta per i pittori che la usano per proteggere i dipinti ad olio.


7 - mystral1320
Caro Pietro, penso che la dammar si presti molto di più per delle vernici che hanno un solvente doppio (mistura di alcool ed oli essenziali in varie percentuali), essendo, come dici bene, poco solubile in alcool anche dopo pirogenazione...
Va comunque inteso che una vernice a solvente misto, non é ancora una vernice all'olio nella quale i componenti si dissolvono per fusione calorica più che per disgregazione alcalina come avviene in alcool o in essenze.
Altra prova di ciò é l'uso dell'ambra in alcune ricette ad olio, ambra che praticamente é solubile solo col calore....
Vorrei sottolineare una cosa. La lucentezza alle vernici é garantita più che altro dal benzoino e molto meno dalle altre resine citate nei vari libri... Inoltre le gommo-resine come la elemi, la trementina veneta, il balsamo pirùl ed altre ancora sul genere molto molle o mieloso addirittura, servono più che altro come lega, legante dei componenti e solo marginalmente a dare lucentezza effettiva.
Oltre a ciò anche il costo del benzoino é nettamente inferiore alle altre resine, cosa da non sottovalutare per un professionista che utilizza spesso le vernici e quando ha un relativamente grosso consumo di resine.
Ho letto anche (e sperimentato per qualche tempo) di ricette a base di mirra, ma che dà dei risultatti appena discreti dal mio punto di vista personale...
Quanto ad eventuali abbagli dell'autore o da parte di colui che ha steso gli appunti, può essere senza dubbio possibile...


8 - balosa
Scusate, una domanda da profano: ma come turapori un'alternativa alla pomice non c'è? Non sò, pensavo alla polvere dello stesso legno da lucidare o il gesso (stucco in polvere), ecc. Che ne dite?
Inoltre, un buon modo per approcciarsi alla lucidatura degli strumenti può essere è la lettura di un testo economico e di facile reperibilità come: " Le vernici in Liuteria" che è la traduzione in lingua Italiana del libro : L'Art du Luthier" di Tolbecque.


9 - mystral1320
Si ne esistono. In teoria e a dipendenza della colorazione da ottenere alla fine, si potrebbero utilizzare quasi tutte le terre usate per la produzione di colori da affresco oppure ad olio per pittori.
Si possono utilizzare anche il licopodi, così come pure dell'osso di seppia triturato finissimo, la limatura di madreperla (che poi é una forma con cui si può presentare il gesso).
L'importante é che sia inerte il più possibile e cioé che non si imbeva di solvente, che abbia una macinatura il più fine possibile e che non abbia proprietà chimiche tali da reagire con i solventi utilizzati per la diluizione.
Il discorso é ampio e non sempre trova concordi tutti i liutai nell'uso di queste popottes, come le chiamavano i francesi. Vi sono diversi liutai che preferiscono usare acqua di colla oppure la vernice bianca di Sacconi che funziona anche come turapori, magari successivamente velata con una vernice di sottofondo a base di propolis, sandracca e mastice.

Per il libro, se ti riferisci alle "edizioni quaderni di liuteria", con traduzione di Agnes Romani, devo dire che é assai incompleta e spesso "travisata" rispetto al testo originale che é decisamente più critico a tratti. Va pure detto che August Tolbeque fu molto di più un teorico che non un pratico di successo... Quanto ad Agnes che ho conosciuto personalmente aa Cremona ai tempi della scuola, mi son trovato spesso a disquisire con lei e soprattutto sul suo voler "interpretare" secondo suoi criteri delle parti del testo originale...
La cosa non é avvenuta solo con me ma anche con diversi liutai e docenti della scuola di Cremona, tra i quali il mio maestro di verniciatura Stefano Conia... Al di là delle sterili polemiche in atto all'epoca a Cremona che consideravano la liuteria al di fuori di quella italiana, poco più che un spazzatura a volte, resta comunque evidente che le migliori vernici sono quelle italiane e non francesi, spesso molto gialle e sbiadite. Ovvio che, come in ogni altro luogo del mondo, anche in Francia vi sono stati degli ottimi liutai e anche li si trovano delle vernici con un colore molto bello ed una qualità di vernice impeccabile... Un'ultima riflessione la volevo riferire ai concetti che Pietro ha meravigliosamente spiegato all'inizio. Non vi sono certezze NE testimonianze che Stradivari producesse da sé le sue ricette di vernici, ne ad olio, ne all'essenza ne all'alcol! Non ci sono pervenute documentazioni in tal senso e ciò che si sa é che all'epoca esistevano 2 figure professionali che potevano avere conoscenze specifiche, cioé l'alchimista ed il farmacista. Il primo si dedicava ad ogni preparato chimico NON inerente al corpo umano e quindi con ogni probabilità alle vernici di vario genere ed uso diverso.
Si SUPPONE che Stradivari le modificasse un poco e che soprattutto producesse le sue colorazioni. Così come é assolutamente certo che NON tutti i suoi strumenti sono verniciati ad olio ma ha spesso utilizzato anche vernici ad alcool ed essenza, soprattutto dopo la fine del 1600 quando iniziò ad introdurre (o farla introdurre) la gomma lacca nelle sue venrici, non assolutamente presente in epoche precedenti. La lettera che ci é pervenuta nella qual si scusa, parla di "grandi crepate per il freddo e l'umido". Dalla mia piccola esperienza, so che é più facile che si crepi una vernice all'essenza o all'alcool che non una all'olio... Al di là di ciò, mi faccio una riflessione "storica"... Nel periodo in cui lavorava il garnde maestro, la comunicazione era poca e scarsa, soprattutto limitata a scambi inerenti le proprie necessità professionali. Ora sappiamo (o supponiamo) che le conoscenze matematiche lo Strad le acquisì dal Capra di cui sposò la figlia, ma senza informazioni specifiche, come avrebbe potuto sapere che al porto di venezia era arrivata la gomma lacca dalle indie e che poteva essere utilizzata per le vernici? Vi ricordo che era la prima volta che giungeva alle nostre latitudini ed, ammettendo che un minimo di conoscenze fossero portate da chi la importava, non erano certo tali da sapere se la sua immissione in una delle ricette già conosciute fosse stata possibile o pertinente.
In base a queste riflessioni vi é un notevole numero di persone che sono portate a credere che la ricetta base fosse composta da un farmacista o altro, comunque seguendone le indicazioni.

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Cordialità - Pietro -


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