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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Violetta di S. Caterina de Vigri.
MessaggioInviato: 20/12/2015, 16:41 
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Iscritto il: 20/06/2014, 19:21
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Località: Verona
Pietro

Oggetto : Violetta di S. Caterina de Vigri.

Sulla violetta di Santa Caterina de Vigri tuttora conservata insieme alle spoglie della Santa Marco Tiella ha eseguito studi molto approfonditi. Si tratta di uno strumento a corpo scavato ma non tutto è stato ancora risolto con certezza.
Senza la pretesa di voler strafare qualche approfondimento supplementare lo abbiamo eseguito pure noi di Liuteriaitalia.

Cordialità - Pietro -

Al tema segue la discussione.


1 - neuma
A proposito, qualcuno sa darmi indicazione sulla (eventuale) catenatura della Violetta di S. Caterina de Vigri? Nel testo di Marco Tiella ad essa dedicato è illustrata solo la parte esterna, ma se non sbaglio non è specificata la catenatura, ammesso che essa sia presente.


2 - Pietro
Per la violetta di Santa Caterina illustrata da Marco Tiella (penso che parliamo della stessa fonte) non sono evidenziate incatenature, elemento questo presente in altri spaccati dello stesso testo.
Da ciò e dalle piccole dimensioni della violetta sembra non ci siano.
Aggiungiamo che il punto di maggior pressione che è il ponticello poggia su più di un punto (due ipotetici punti per la precisione) ben robusti della struttura della violetta stessa evitando l'adozione di altre catene suplementari.
Posto due immagini (sempre tratte dal testo di Marco Tiella) dove provo a chiarire meglio il tutto con l' ausilio di qualche freccia di riferimento.

Allegato:
violetta 1.jpg [85.04 KiB]
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Allegato:
violetta 2 (575x800).jpg [159.39 KiB]
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3 - Mastro Titta
Di recente ho avuto una lunga e approfondita conversazione col prof. Tiella su questo strumento. Lui mi ha assicurato che non ci sono evidenze di catene nello strumento. ma nel testo dell' articolo che pubblicò anni fa sull' argomento questo dato non mi è parso molto chiaro.
l' anno scorso sono andato a guardarmi la violetta ma avendola potuta guardare solo da dietro un vetro non mi azzardo. l' unica impressione potendola confrontare con le misure della santa ( il corpo è proprio lì di fianco !) è che si tratti di uno strumento reale e possibile. unica cosa non sono convinto che il ponte fosse lì dove ha indicato nel pimo disegno Pietro ( e dove si trova ora incollato -orrore massimo- con la vinavil) ma più verosimilmente come nel secondo disegno.


4 - mystral1320
Quando ero agli studi a Cremona, un alunno della calsse di Ezio Scarpini ne costruì una che a quanto so é rimasta presso il museo degli strumenti della scuola di liuteria (chiamato museo degli orrori da parte degli studenti ). Anche li si trova in una vetrinetta ma dovrebbe essere visibile da ogni lato. A mio modo di ragionare, ritengo l'osservazione fatta da Mastro Titta ottima. Infatti, a rigor di logica, il ponticello dovrebbe trovarsi tra le CC nella parte bassa della tavola, oppure immediatamente sotto le stesse. Infatti, la parte della tavola soprelevata, pare essere una sorta di "prolungamento della tastiera" che, se non ricordo male, é solo una placcatura della parte superiore del manico che finisce con l'incunearsi nella tavola armonica... Un'altra ragione sta nel fatto che, essendo l'arcatura del ponte appena marcata e se lo stesso ponticello dovesse trovarsi sulla parte superiore, sarebbe difficilmente suonabile dall'arco che sfregherebbe sui lati della parte di cassa rettangolare. La rientranza della parte inferiore della cassa, dovrebbe essere stata concepita appunto per ovviare al problema appena descritto. Sempre se non ricordo male, la parte inferiore della cassa, come larghezza, non supera i 10 - 12 cm ed é bombata anche se non molto. Questo tipo di statica dovrebbe per cui ovviare alla necessità di apporre una catena, la cui funzione, ricordo, non é solo quella di rinforzo, ma soprattutto di espandere le vibrazioni sulla lunghezza della tavola armonica, che in questo caso é in due parti non a contatto diretto e quindi non avrbbe senso una catena longitudinale.
Una catena trasversale avrebbe forse senso se fosse messa in prossimità dello strozzo che separa le due parti della cassa superiore ed inferiore al posto della foratura ricavata dallo stesso pezzo per mettere in comunicazione le due parti, in pratica nella parte indicata dalle frecce viola nel primo disegno postato da Pietro... Quanto alla catenatura, mi pare più che corretto il tenere in considerazione la filologia, ma nemmeno dobbiamo dimenticare che le corde di budello che usiamo oggi, hanno ben poco a che vedere con quelle usate all'epoca essendo di norma ben più rigide e calibrate che non allora. Altra cosa che dobbiamo considerare é il nostro udito e le esigenze di volume attuali. Oggi siamo abituati a volumi quasi doppi di ciò che erano in passato per molti fattori intrinsechi ed estrinsechi. In primo luogo il bailamme di fondo che abbiamo oggi (inquinamento fonico) che all'epoca non esisteva o era formato da rumori di fondo prodotti dalla natura. Oggi, ronzii e vibrazioni di ogni genere sono onnipresenti se calcoliamo già solo il fatto delle linee elettriche aeree e sotteranee che, anche se non siamo più in grado di distinguerle perché assuefatti, comunque esistono, sommati ad altri rumori a cui siamo sempre più assuefatti a tal punto da non più distinguerli. L'altra esingenza é data dalllo stesso "problema" che si ebbe già tra l'epoca barocca e classica e che imposero, per i violini ed altri strumenti ad arco, l'aumento del diapason di 5 mm e una maggiore inclinazione al ponticello per aumentarne la forza di tensione e quindi ottenerene un maggiore volume acustico. Avvenne con l'entrata, in parte, del pianoforte nel contesto di orchestra, strumento tanto potenete da coprire la voce degli archi e, allo stesso tempo, decretando la scomparsa del liuto da questa stessa sede poiché incapace di adattarsi alle nuove necessità di volume richieste.
Ciò significa, in fin dei conti, che per la ricostruzione di strumenti storici e/o antichi, dobbiamo si attenerci per quanto possibile alla filologia ma anche tenere in considerazione la destinazione di tale strumento. Una musicista come Neuma, anche se in un contesto appropriato, la userà certamente per farci musica e quindi dovrà soddisfare anche le esigenze del nostro orecchio attuale, decisamente meno sensibile di quello dell'epoca....


5 - neuma
Grazie mille per tutte le info in merito!
In effetti, la violetta mi interessa molto ma non ne ho mai visto un'immagine ad alta risoluzione, a parte quelle contenute nel saggio.
Ho trovato, finora, solo una copia realizzata dal liutaio francese A. Moser, il quale ipotizza ina posizione del ponte intermedia fra le due indicate negli schemi (vedi immagine sotto, tratta dal sito della figlia dell'autore, la polistrumentista Evelyn Moser))

Allegato:
Violetta 3.png [56.72 KiB]
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Quindi la parzione inferiore della cassa armonica è dunque da intendersi bombata?


6 - mystral1320
Si, la parte inferiore é leggermente arcuata, questo é un particolare che ricordo abbastanza bene. Più o meno 5 - 7 mm sopra i bordi in centro. Ho pure idea che si suoni tastandola con le unghie come la lira calabrese, il kemençe turco e la lira di Creta, ma non ne sono per nulla certo, anche se il tipo di cistruzione richiama molto gli strumenti appena citati.


7 - neuma
Per il fatto che, come questi, manca della tastiera?
Purtroppo ormai è arduo arrivare all'impostazione usata all'epoca (Caterina de Vigri, oltre che pittrice e teologa, era compositrice e ha lasciato alcuni scritti di carattere musicale, ma purtroppo nulla sugli strumenti di cui disponeva: l'attribuzione della proprietà di detta violetta è perciò non certa), ma nel sito della musicista che possiede la copia è possibile ascoltare un estratto di una sua registrazione:

http://www.peyronelle.com/html/fiche_violeta.html

Ho la sensazione che venga suonata tastata: quanto meno, dovrebbe essere possibile e realizzabile anche questa tecnica


8 - Pietro
Da quanto riportato nel corso dei vari interventi mi sembra di arguire che la violetta non aveva ne anima e neppure catene tranne quelle della struttura stessa dello strumento. Naturalmente in questi casi il legittimo dubbio è ampiamente plausibile.
Nello strumento il ponticello nella posizione rilevata da Mastro Titta con il fissaggio (orrido) a vinavil mi lascia molto dubbioso in quanto (con pieno rispetto per le ipotesi di Marco Tiella da cui l'immagine è tratta) l'angolazione eccessiva delle corde a mio parere non permetterebbe al ponticello di stare in piedi se non fissato saldamente con collanti ben più tenaci della vinavil.
Negli strumenti antichi ad arco il ponticello era comunque posizionato in più punti (indipendentemente dalle F, o più propriamente dalle C come nel nostro caso) e pure per il capotasto non ci sono certezze.
Vorrei proporre una mia personale ipotesi alla luce di tutto questo: se la violetta a quanto sembra viene tastata per determinare le note questo avviene fino al quinto tasto visto la lunghezza del manico e la posizione del ponticello delle immagini e della documentazione sonora postate da Neuma, perchè alla luce di questa e delle altre fonti non ipotizzare che il ponticello potesse essere spostato in più punti dello strumento per ottenere l'effetto sonoro desiderato nei vari momenti di utilizzo?
Uno strumento così strutturato aveva sicuramente sonorità diverse con le corde collegate tramite il ponticello in più punti della lunghezza della corda vibrante alla tavola armonica che in questo caso si possono considerare due.
La Santa musicista aveva così l'oppurtunità di suonare bicordi e accordi sulle quattro corde a pieno volume con un diapason lungo con il ponticello poco arcuato posto alla massima distanza possibile dal capotasto per accompagnare le consorelle nelle corali e invece con il ponticello più avanti e le corde meno tese suonare le lodi al Creatore con un suono più intimo nella sua celletta.
Questo delle varie sonorità derivate dallo spostamento dei ponticelli degli antichi strumenti è comunque cosa appurata e (a mio modesto parere) era pure applicato anche a questa violetta.


9 - mystral1320
Caro Pietro, il tuo ragionamento é buono, ma un'eventuale ubicazione del ponte sulla parte quadrata, come detto, mi lascia perplesso non tanto per la lunghezza del diapason in sé, ma molto di più per il fatto che li é il punto più largo dello strumento oltre ad essere al medesimo livello della tastiera.
Se collocassi li il ponticello, avrei un'altezza delle corde già a partire dal capotasto (ammesso che vi fosse realemente), impossibile da tastare in qual si voglia maniera. Infatti anche se tenessimo un ponticello con un'altezza massima di 12 mm, avremmo sempre un'altezza delle corde impossibile da tastarsi...
Mentre, collocando da qualche parte il ponticello nella parte bassa della cassa, otterremmo un'altezza delle corde giusta o sopportabile dal punto di vista della diteggiatura.
Quanto al discorso del diapason, si sa che molti strumenti avevano la peculiarità di potersi "adattare" alle varie frequenze di accordatura presenti nei diversi luoghi della cristianità.
Per cui rimango convinto che il ponticello potesse essere collocato nella parte bassa della tavola, e sul dove si potrebbero formulare diverse ipotesi, partendo dal centro delle CC, che comunque garantirebbe un angolo un po meno acuto di come rappresentato nel tuo disegno e quindi meno forza di tensione, facendolo semmai slittarein direzione del manico se fosse occorsa la necessità di "accorciare" il diapason. In questo genere di strumenti é sempre molto arduo destreggiarsi, appunto perché le ipotesi plausibili sono diverse.


10 - Mastro Titta
Una sola cosa (magari non interessa a nessuno) attualmente la violetta si trova esposta girata nell' altro verso rispetto alla foto postata da Pietro. Riguardo la questione ponticello non sono neanche tanto convinto che quello con la violetta sia originale.


11 - Pietro
Pienamente daccordo sul punto migliore del ponticello posto al centro delle C.
Molto logica pure l'ipotesi di uno scivolamento verso il manico del ponticello stesso che si fermi però al limite della parte alta della cassa.
La posizione attuale del ponticello secondo le foto ufficiali potrebbe dare praticamente solo un'accordo fisso o poco più tramite un ponticello basso e piuttosto piatto.
Prassi questa piuttosto antica ma usata per gli strumenti di bordone ancora oggi (vedi il tambura indiano) per fornire una guida armonica.
La foto in spaccato che ho postato è una foto ufficiale dello strumento tratta dal testo di Marco Tiella che viene utilizzata tra l'altro da molti anni anche nel conservatorio della mia città. Di certo il particolare segnalato è di estremo interesse perchè se lo sommiamo al discorso del ponticello che è incerto come lo è la sua collocazione e il fissaggio a vinavil dello stesso, cosa si può pensare sulla conservazione di reperti unici come questo strumento da parte dello stato italiano e degli organi preposti.


12 - mystral1320
Neuma afferma che la violetta è suonata con le corde tastate...si potrebbe essere, ma tieni conto che anche la tecnica con l'unghia dà risultati assai simili timbricamente. Se prendi l'esempio della lira cretese, vi sono musicisti tanto abili nella tecnica che rendono davvero difficoltoso il capire se sia un atecnica tastata o toccata ad unghia... Il tastato sarebbe però solo possibile sulla parte di corda residente sul tozzo manico, daltra parte é anche vero che le tecniche e le esigenze dell'epoca, ben difficilmente superavano la quarta o la quinta posizione che era già cosa per pochi immagino... La tecnica con l'unghia permetterebbe di poter raggiungere delle note eventualmente più alte, a patto che sia suonata tenendola appoggiata sul ginocchio e non al petto...


13 - Mastro Titta
Pietro, trattandosi di una reliquia credo che venga unicamente maneggiata dalle suore: che tra l' altro mi hanno fatto un sacco di storie per il solo fatto che ho mostrato più interesse organologico che religioso. Con quello spuntone, a tenerla sul ginocchio la vedo un po' da masochisti. fosre tra le ginocchia ma la vedo scomoda uguale.


14 - Pietro
E certo caro Mastro Titta, vero anche questo. Di certo che come unico reperto la sovraintendenza come minimo c'entra di sicuro e lo sanno bene le autorità eclesiastiche che senza dubbio alcuno ogni tanto batteranno cassa.
Il post mio comunque era per cose più tecniche: avendo visto lo strumento da così vicino, puoi dire che corde sono montate e se secondo te la cordiera e i piroli sono originali ?


15 - Aldeo
Sulla consevazione e sulla montatura di strumenti nei musei ci sarebbe da scrivere un poema!!!! ricordo diversi (tanti) anni fa venne fatta una pubbolicazione a dispense (molto divulgativa) con illustrazioni di vari strumenti conservati in prestigiosi musei (anche di catarrete prettamnmente musicale), ho visto degli autentici ORRORI!!!! come se i curatori fossero anzichè liutai, degli stradini!!!!


16 - mystral1320
Purtroppo le realtà museali sono state spesso delle realtà costituite da burocrati con qualche volta qualche titolo accademico, di certo non specialistico per il contesto di conservazione, manutenzione e restauro di strumenti musicali. Un filologo o un musicologo ha cognizioni atti a stabilirne una collocazione temporale ed, in alcuni casi, alcune peculiarità che potessero emergere dai vari testi o carteggi in tal senso. Sono comunque ed in ogni caso ben lungi dall'avere una capacità tecnica che permetta loro di capire i concetti espressi sopra, di conservazione, ecc. Gli orrori non si contano, così come non si sa con esattezza quanti strumenti di valore siano andati persi o distrutti per la becera mente burocrate di tali funzionari. So di colleghi, sia liutai che musicisti, che ebbero la possibilità di visitare gli scantinati di alcuni musei europei. Uno mi raccontò di aver visto in Germania una tiorba di Magnus Tieffenbrucker che fluttuava tra le acque stagnanti di una cantina di uno dei più "afferamti" musei musicali della Germania...
Lo stesso accadde a Firenze ed anche a Milano e così in molte altre località europee.
V'é però da dire che, anche se lentamente, per una certa parte di questi musei, la mentalità sta cambiando e pare ora esserci maggiore attenzione in tale senso. Anche perché dover far mettere mano ad uno strumento antico molto danneggiato per l'incuria e la pessima conservazione, ha dei costi pazzeschi e di certo vale di più la pena far effettuare intreventi di restauro prima che si debba mettere mano ad un vero e proprio disastro...


17 - Mastro Titta
Si, la maggiore attenzione credo sia nel controllo del livello dell' acqua casomai dovesse salvarsi qualche parte dello strumento il figlio del cugino di secondo grado dell' apposito assessore, laureato in dendrocronomicologia applicata allo studio delle custodie fossili, rischierebbe un' assunzione con contrattato a tempo determinato...... non sia mai !
ho avuto una discussione al museo degli strumenti musicali a Roma per segnalare il fatto che il fior di espertoni aveva montato una zampogna in maniera assolutamente ridicola . tra le altre cose il suddetto strumento è appartenuto ad un suonatore che ho avuto il piacere di frequentare negli ultimi anni della sua lunghissima esistenza. vendo fatto notare l' inesattezza sono stato trattato come uno che stava lì a far perdere tempo alla "gente che lavora". mi sono astenuto dal fargli notare il restante centinaio di "inesattezze" sparpagliate nell' esposizione.
Tornando all' argomento: la cordiera per quanto molto lunga a mio avviso è plausibile . i piroli non sono riuscito a gurdarli bene perchè proprio mentre mi stavo mettendo in punta di piedi per vederli da vicino sono stato interrotto dalla suora dietro la grata che mi ha sottoposto ad un terzo grado sui motivi della mia visita (mi ero messo d' accordo con la superiora al telefono che a patto di non disturbare eventuali momenti di preghiera , avrei potuto scattare anche qualche foto alla violetta , ma assolutamente non alla santa.) purtroppo dopo questo terzo grado sono stato cacciato in malo modo e la suora di ( o da) guardia non ha voluto sentir ragioni. qualche foto di straforo l'ho fatta ma sono venute tutte sfuocate. una cosa che mi è rimasta impressa è il forte odore di fiori che c'è in quella cappella nonostante non ci sia neanche un fiore: dicono sia proprio quello il miracolo...
da quello che ricordo e dalle annotazioni che ho preso comunque anche i piroli sono più che plausibili e ben posizionati.
l' arco è molto piccolo con un tallone in osso. la forma è molto simile agli archi barocchi da violino. monta dei crini molto grossi e che presumo posticci. non saprei dire se è coevo allo strumento ma la fattura del tallone è molto simile quella della cordiera.


18 - mystral1320
Riflettevo sul particolare dell'inclinazione del ponticello (fissato sembra a vinavil) evidenziato da Pietro:
1) Mi sa che nessuno sa dire con assoluta certezza che la cordiera montata attualmente sia quella originale, ciò significa che - forse - la cordiera originale, per mantenere il ponticello in posizione, adottava uno stratagemma tipo la cordiera della ghironda, mantenendo in sede il ponticello con una cordicella di budello allacciata alla stessa cordiera.
2) Un angolo tanto acuto al ponticello, potrebbe essere stato voluto di proposito perché con un angolo minore, forse, lo strumento aveva poca voce e rispettivamente poca tensione alle corde. Da qui la necessità di aumentarne l'angolo di tensione per ovviare forse a tale possibile inconveniente.
3) Una ulteriore ipotesi potrebbe essere quella di avere effettivamente il ponticello fissato a colla (di certo comunque non vinavil), ma per l'epoca della sua costruzione la cosa mi lascia decisamente perplesso. E' vero che trattandosi di una monaca e non di una musicista non avrebbe avuto la necessità di viaggiare e quindi di eventualmente adattare il diapason dello strumento, ma da ciò che so all'epoca si aveva anche altre problematiche per le quali l'adattabilità del diapason era necessaria, come il dover - in certe occasioni particolari - doversi eventualmente destreggiare accompagnando altri strumenti dalla tonalità non adattabile (pive? flauti? altri strumenti?)...


19 - Mastro Titta
Ti posso rispondere così: da quello che ho visto e riguardando gli appunti che ho preso non ho notato tracce di colla o altro (generalmente quelle sono le cose cui faccio più attenzione, magari poi non mi accorgo di cose più palesi ) purtroppo data la mia scarsa vista, la poca luce e la frettolosità della visita non sono riuscito a trovare i segni del ponticello. io supporrei una angolo molto acuto delle corde dietro al ponte . mettendo un ponte abbastanza spesso e di modello diciamo ad "arco" non si dovrebbero avere problemi di stabilità e si dovrebbe avere un suono piuttosto "potente". è da tener presente che santa Caterina si era formata nella allora nascente cappella musicale estense quindi tanto sprovveduta non doveva essere, anzi..... se quello era il suo strumento non credo che una musicista di tale formazione avrebbe suonato uno strumento dalle prestazione scarse , particolare si , ma scarso o insuonabile non credo. cosa ci facesse non è dato saperlo ma spizzicando qua e là dalla natura dei sui scritti)musicali) suppongo accompagnasse il canto delle altre monache. magari inframezzando con qualche breve intonazione come del resto sarà prassi usuale e abbondantemente tramandata un secolo più tardi.
io una domanda ce l' avrei: e gli spessori ?


20 - mystral1320
Da ciò che ricordo del modello fatto all'IPIALL ai miei tempi, la cassa aveva uno spessore di circa 3 - 3,5 mm per aumentare sino a ca. 4 mm sulle parti dove vanno incollati gli spezzoni della tavola; tavola che aveva uno spessore di 2,8 - 3,2 mm sulla parte piana mentre era più sottile nella parte bassa ricurva,penso entro 2,5 - 2,8 mm.
Calcola che il discorso degli spessori é sempre relativo e dovrebbe essere adattato di volta in volta alle qualità dell'abete usato per la tavola...


21 - luciano
Ripassando dopo un po' di tempo di assenza dal forum vedo che l'argomento e' diventato recente!
Me ne ero interessato tempo fa, ed in effetti mi pare di vere mandato qualche anno fa, proprio ad alcuni del forum, l'articolo di Tiella con le mie annotazioni, riferite a quando avevo visto lo strumento, diversi anni fa a Bologna.
Vi dico la mia opinione:
Cosi com'e' lo strumento e' sistemato in modo assurdo: le corde sono progressivamente troppo alte sulla tastiera.
l'unico modo per poter suonarlo e' metter il ponte nella parte inferiore. più o meno tra le C. allora si capisce che la "action" diventa logica per la posizione/angolo della tastiera ecc. inoltre, la parte inferiore che e' bombata, e' fatta in abete, mentre la superiore, che e' piatta, e' fatta in acero. Potendo scegliere, preferirei una tavola in abete.
on c'e' dubbio che una struttura bombata (anche se scolpita) resista meglio alla pressione delle corde che una piatta.
Se metto il ponticello in alto, rimane a ridosso della base sottostante la tavola in acero, quindi non fa vibrare la tavola in acero che in minima parte.
Non ebbi modo di vedere nulla dentro (lo strumento era conservato in una bacheca di vetro sopra la mummia della santa) e la superiora, molto poco disponibile, era anche piuttosto irritata.
Infine, guardando con attenzione la parte in abete, mi era parso di vedere dei segni nei punti dove avrebbe potuto esserci il ponte, che potevano appunto giustificarne la posizione.
Pertanto, considerando 1) gli angoli delle corde con la tastiera, 2) i legni 3) la struttura dei due piani e 4) i segni che avevo visto, non avrei dubbi a dire che il ponte dovrebbe essere in basso.
Infine, esiste un quadro che raffigura la santa che suona con la sua violetta, a Pesaro, mi pare, e questa viene suonata in posizione verticale sulle ginocchia. Ma si tratta della raffigurazione proprio di quello strumento li (!) e non di uno strumento simile! poiche' il quadro e' postumo alla santa e' evidente che anche quella ricostruzione del modo di suonarla e' congetturale Notare che sembra di vedere un ponte nella parte inferiore, ma c'e' anche qualcosa di bianco in quella superiore...e opportunamente, l'angelo ci mette una mano sopra... lo spuntone andrebbe benissimo per appoggiarla tra i vestiti, o in un appoggio fatto apposta (??) alternativamente, avevo pensato che lo spuntone potesse esser fatto per infilarlo sotto l'ascella, e poterla tenere ferma, ma cosi l'arco corre molto vicino ai vestiti. Bisogna infine considerare che e' uno strumento molto piccolo. ma anche la proprietaria e' davvero piccolissima, e siccome si trova ancora proprio li, al di sotto della sua violetta, si capisce che per lei doveva andare benissimo. Avevo rifatto i piani dello strumento per costruirlo e lo avevo in effetti ingrandito un po' allo scopo di riuscire poi a suonarlo, modificando leggermente il manico che altrimenti diventava gigantesco. Infine, personalmente devo dire che lo strumento mi era sembrato e mi sembra tuttora alquanto strano. l'impressione che mi aveva dato, era come se (sottolineo cose se!) fosse stato fatto più da un bravo artigiano che copiava uno strumento musicale che da un liutaio.


22 - Pietro
L'ipotesi è più che verosimile (ne abbiamo parlato ieri a Cremona mondo musica) e apre nuove prospettive su tutto quanto detto sinora.
Ne riparliamo sicuramente ancora con più cognizione.

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Sicuramente da integrare visto la complessità del tema.

Cordialità - Pietro -


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