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neuma - 19.8.2013
Avendo iniziato nelle ultime settimane la costruzione di due archi moderni, presento le foto di qualche fase di costruzione cui aggiungerò via via gli aggiornamenti del lavoro.
Premetto che non sono un’archettaia, fino ad ora le poche esperienze costruttive avute con gli archi sono state limitate agli archi antichi fino al Rinascimento (quindi fatti in legni nostrani, con curva convessa, ad alzo fisso e primi del meccanismo di tensionamento vite-madrevite). Questi due archi moderni li sto costruendo sotto la guida di un amico archettaio.

Sono partita dall’arco da violoncello, per poter lavorare su spessori non minimi come quelli dell’arco da violino, evitando però di affrontare senza la dovuta esperienza un’operazione di piega più impegnativa come quella necessaria all’arco da contrabbasso. L’arco da violoncello per questo rappresenta il giusto compromesso.

Ho scelto di affrontare due tecniche costruttive diverse, anche se ugualmente valide e adottate, per valutare quale mi riesce più adeguata: per questo motivo, per il primo dei due archi sono partita da una bacchetta ricavata dalla tavoletta, poi portata a sezione quadrata (rastremata verso la punta) a pialla: dalla sezione quadrata, sempre a pialla, ho ricavato l’ottagono, mantenendo un margine di calibratura di 2 mm. superiore a quello che sarà quello finale. L’eccedenza la sto rimuovendo ora, dopo aver effettuato la piegatura e lasciato all’arco un paio di settimane per compiere eventuali movimenti (in questo modo ho avuto la facoltà di correggere possibili torsioni, se pure minime, che a volte avvengono dopo il riscaldamento e la piegatura).

Nell’arco iniziato successivamente ho invece messo in pratica il sistema di rastremare con una certa abbondanza la bacchetta, al tornio, da cui ricaverò direttamente l’ottagono a pialla. Per il momento, preferisco la prima tecnica, perché avendola utilizzata in passato anche sugli archi antichi, mi sento più sicura nelle fasi di lavoro.

Illustro alcune delle attrezzature che utilizzo. A parte le macchine da banco, come la bindella (con cui ho tagliato la bacchetta con la “bandierina”, ossia lo spazio supplementare entro cui ricavare la punta), il trapano a colonna e il tornio con contropunta, per poter praticare con precisione il foro della vite centrato nell’asse della bacchetta, gli attrezzi manuali che ho usato finora (se ne aggiungeranno altri nelle prossime fasi, come scalpellini e coltelli da intaglio) sono visibili nella foto: raspe e lime tonde semitonde di varia dimensione, raspe e lime ad ago, rasiere e pialle.

Le due pialle in legno, visibili all’estrema destra in alto, hanno la lama a 90° rispetto al piano di scorrimento, e sono in tutto e per tutto assimilabili alle rasiere guidate. La pialla più grande è di costruzione artigianale, e ha una soletta in acciaio per evitare che i ripetuti passaggi su legni molto duri, come appunto il pernambuco, possano scavare un solco nella faccia inferiore.

Altri attrezzi sono un seghetto di precisione (questo e quello da traforo) per sgrossare la punta, il calibro decimale per monitorare la piallatura e gli spessori raggiunti, e una dima contro cui precisare la curva iperbolica esatta in fase di piegatura.
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Dopo aver raggiunto la forma dell’ottagono, con l’eccedenza specificata (nella parte terminale, vicino alla punta, ho proceduto per mezzo del pialletto più piccolo e di lime e raspe) sono passata alla fase di piega esponendo la bacchetta al getto della pistola termica (visibile nella foto fissata alla morsa da banco), facendo attenzione che il calore non disidratasse troppo repentinamente il legno per evitare il rischio di rotture, e ho iniziato la piega, prima impugnandolo fra le mani e verificando che questo fosse disposto a cedere, e poi poggiando la punta sul banco e flettendolo con la mano sinistra mentre ne sollevavo l’estremità opposta con la destra. Essendo una bacchetta particolarmente nervosa e reattiva, ho preferito compiere l’operazione in due tornate con alcuni giorni di attesa fra l’una e l’altra.
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Ora devo togliere l’eccedenza e cominciare a modellare la punta, progettata secondo il modello di Sartory.
Nelle foto successive sono visibili le condizioni dell’arco più avanzato fra i due, a tutt’oggi. Nell’ultima foto è visibile il cosiddetto “capezzolo”, ossia la sporgenza su cui poggerà il bottone, particolare che si può ricavare sia a lima che con una apposita fresa. L’ottagono nella parte finale verrà precisato in un secondo tempo, dopo la presentazione del bottone, perché le faccette si adattino perfettamente a quest’ultimo. Le altre fasi seguiranno...
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(Continua)

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(Parte 2 - siamo sempre nel post di neuma)
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g.berchi - 20.8.2013
molto interessante. Brava Neuma, una bella iniziativa!

neuma - 20.8.2013
Grazie, premetto che non ha alcuna pretesa di essere un tutorial per la costruzione - non ne avrei assolutamente l'esperienza sufficiente - ma è solo per mostrare alcune delle fasi di lavoro che ritengo più interessanti, dal momento che mi pare sia un argomento non ancora trattato in questa sezione del forum...

mystral1320 - 20.8.2013
Mi unisco al coro di complimenti! Sempre bello ed interessante poter assistere alla nascita di qualcosa di nuovo....

MAXLUCCA - 20.8.2013
costruire un arco è un'impresa che mi affascina ma non ho ancora avuto il coraggio di tentare, ammiro molto la tua versatilità. In bocca al lupo!

neuma - 21.8.2013
Vedremo poi cosa ne verrà fuori... diciamo che ho bisogno di un arco da violoncello, la "cliente" quindi non si lamenterà
Certo che, vedendo esemplari con bacchetta a stella, o altre bellurie costruttive con con la mia pessima vista non riesco nemmeno a vedere, figuriamoci tentare di costruire, penso che quella degli archi modermi resterà un'esperienza occasionale. Meglio continuare con gli strumenti...

salvatore catania - 21.8.2013
Quello degli archi è per me un mondo sconosciuto e irraggiungibile: ma anch'io seguirò con molto interesse e curiosità questo post, considerandolo occasione di arricchimento e crescita personale. Grazie per la condivisione, superfluo dirti brava!

Pietro - 21.8.2013
neuma ha scritto:
….non ha alcuna pretesa di essere un tutorial ……..non ne avrei assolutamente l'esperienza sufficiente - ma è solo per mostrare alcune delle fasi di lavoro che ritengo più interessanti…...
L'argomento non è ancora stato trattato e... se ne sentiva la mancanza... strumenti ad arco senza arco. Si tratta di un settore particolare e delicato nel quale non è semplice avventurarsi. Complimenti quindi doppi sia per il lavoro che per le splendide immagini. Penso che un po' tutti abbiamo imparato qualcosa in più. Cordialità - Pietro -

neuma - 2.9.2013
Breve aggiornamento: parallelamente al primo arco, dove l'ottagono è stato realizzato partendo da una bacchetta tagliata a sezione quadrata, con la rettifica delle facce a pialla e poi la successiva smussatura degli angoli, sto avviando anche la lavorazione del secondo, dove è stata usata invece la tecnica di una iniziale smussatura rastremata a tornio.

In questo caso, dalla sezione quadrata verrà ricavato a pialla direttamente l'ottagono, senza passare dal quadrato. La difficoltà, in questo caso, è data dal fatto che la bacchetta potrebbe ruotare su sè stessa, deviando leggermente la direzione della pialla (in un arco, i decimi di mm. fanno la differenza) con la conseguenze possibile torsione dell'arco su sè stesso quando messo in tensione.

Per facilitare la lavorazione, sfrutto la parte terminale della bacchetta, a ridosso della punta, lasciata fuori dalla rastrematura a tornio e quindi ancora a sezione quadrata, poggiandola su una tavola di legno da cui viene lasciata fuori la "bandierina" che ospiterà la punta (vedi foto)
Questo mi consente di avere un appoggio stabile ed un riferimento che impedisca alla bacchetta di ruotare sul suo asse.
Parallelamente, la coda della bacchetta viene ospitata da un fermo, morsettato al banco da lavoro, con una sede che accoglie l'estremità. (foto successiva)

Con questi due espedienti, posso procedere con sicurezza nel ricavare le quattro facce principali, e poi completare l'ottagono con le altre quattro. In questo caso, il pernambuco è più docile e meno nervoso dell'altro arco, quindi non presenta tortuosità di fibra e la lavorazione risulta più spedita: per contro, essendo meno nervoso, ho stabilito di lasciare l'arco ottagonale anzichè poi portarlo definitivamente a sezione tonda, come avverrà per l'arco in fase di lavorazione più avanzata.
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Pierpa - 2.9.2013
Brava Neuma! Veramente un bel post. Guardando il Tuo lavoro m'è quasi venuta la malsana idea di provare a costruire un archetto .... chissà ! Complimeti e buon lavoro

neuma - 2.9.2013
Guarda, è un'esperimento pure per me (anche se fatto sotto la guida di un archettaio esperto)... vedremo quel che ne verrà fuori. Alla peggio, andrà tutto in esperienza per capire cosa NON devo fare!

neuma - 2.9.2013
In questo post, mostro le fasi di realizzazione della scarpetta, ossia la soletta protettiva presente sulla faccia inferiore della punta dell'arco. Mentre le solette in plastica (tipiche degli archi da studio) o in osso o avorio (usate per gli archi professionali, vedi foto sotto)
Allegato:
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vengono in genere vendute già con la piega della punta a 90° per adattarsi alla punta in legno, e "doppiate" da uno strato di ebano, su uno dei due archi ho deciso di montare una scarpetta in argento, che andrà realizzata da zero.
(Continua)

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(Parte 3 - continua dal post precedente, è sempre neuma che scrive)
Da una lastra di argento di spessore 0.5 mm. ricavo col seghetto da metalli una lastrina di circa 2 mm. per parte più larga di ciò che sarà la larghezza finale della punta. Con un cannello, scaldo la parte terminale (più stretta) che andrà piegata ad angolo retto: in questo modo, battendo con un martellino in gomma contro un blocco di legno duro, ottengo la piega viva senza rischio di rottura.
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Ora rivesto con una lamina di ebano, sempre di 0.5 mm., la parte interna della lastrina d'argento. Nella foto sotto, si può notare che sulla faccia dell'argento che andrà a contatto con l'ebano sono stati praticati dei graffi con carta vetrata a grana grossa: questo facilita la presa della colla. Per l'incollaggio utilizzo una epox bicomponente che è garantita insolvibile dai vapori di ammoniaca (l'ammoniaca ad alta titolazione viene utilizzata nel caso si desideri scurire per ossidazione il pernambuco, per cui se l'incollaggio non viene fatto con una epox specifica, potrebbe cedere).

Una volta che l'incollaggio del rivestimento è stabile, lo fisso con nastro da falegname lasciandolo in posa per 12 ore, dopodichè rimuovo sommariamente l'eccedenza di legno (il tutto poi verrà rettificato solo dopo la messa in posa sulla punta dell'arco, insieme a questa). Il foro per la mortasa di testa verrà praticato solo dopo l'incollaggio alla punta.
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Dopo aver realizzato la scarpetta in argento, e dopo averla "doppiata" in ebano, è giunto ora il momento di fissarla alla base della punta in fase di realizzazione.

Procedo tracciando innanzitutto la sagoma della punta nell'area della "bandierina": avendo scelto il modello Sartory, che presenta una linea di base leggermente curva, relizzo questa curvatura servendomi di una lima, e poi - dopo aver adattato alla curvatura anche la lamina d'argento - la incollo con colla vinilica alla punta: ricordiamo che in questa fase l'incollaggio, dovendo unire la superficie di pernambuco a quella di legno, potrà essere effettuato con colla vinilica.

Con alcuni lacci in gomma disposti incrociati fra di loro, fisso saldamente le due parti (già fermate in modo provvisorio con nastro adesivo da falegname) e lascio in posizione 12 ore fino ad incollaggio avvenuto.
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A questo punto, è ora di iniziare a sagomare la parte frontale ed inclinata della punta (ho preferito rimandare l'operazione anzichè effettuarla prima di incollare la scarpetta, in modo da avere ancora a disposizione un lato a 90° che mi consentisse di fissare al meglio i lacci in gomma). Il primo taglio grossolano viene praticato con un seghetto da traforo cui seguirà una serie di passaggi di sagomatura via via più precisa, utilizzando raspe e lime piatte e a coda di topo, pialletti, coltelli da intaglio e rasiere, con cui si assottiglierà la punta, realizzando gli smussi e la caratteristica "crestina" anteriore (questi dettagli sono variabili, legati al modello cui si fa riferimento, al gusto dell'archettaio e anche a norme che evitano di indebolire eccessivamente alcune aree a discapito di altre).
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18-19.jpg [ 149.01 KiB | Osservato 64 volte ]
(Continua)

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MessaggioInviato: 19/05/2019, 17:55 
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(Parte 4 - continua dal post precedente, è sempre neuma che scrive)
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Quando la punta avrà raggiunto un certo grado di rifinitura, la si lascia da parte: tornerò ad affrontarla nel momento in cui l'arco sarà pronto per una sorta di "prova in bianco", ossia quando sarà montato con un crine provvisorio: se la punta ha ancora una leggera abbondanza, avrò margine per rettificarla in modo da precisare il bilanciamento.

LORBO - 24.9.2013
Molto interessante e istruttivo Neuma! Complimenti!
Quindi la scelta dell’argento per la scarpetta ha solo un valore estetico o ci sono altri motivi per preferirlo all’avorio?

mystral1320 - 24.9.2013
LORBO ha scritto:
.....valore estetico o ci sono altri motivi per preferirlo all’avorio?
La scarpetta alla punta ha come uniche necessità quella di rinforzare un parte tutto sommato delicata (soprattutto quando completa di mortasa) e di decoro.

Ad onor di cronaca, dal poco di archetteria che mi ricordo, la scarpetta osso-avorio-ebano nacque per accompagnare gli archi la cui fasciatura al tallone era costituita con fanoni di balena alternati a colore bianco e nero, oggi introvabili (ossia li trovi ma son plastica), mentre le scarpette in metallo (argento o oro) veniva usata con le rispettive fasciature in filo d'argento o oro al tallone.

Al tallone invece, è sempre presente (o comunque spessissimo) una lamella di alpaca, argento o oro che separa il legno della bacchetta dal tallone facilitando anche lo scorrimento di quest'ultimo. Infine il bottone che dirige la vite a perno è foderata esternamente dallo stesso materiale.

Il discorso a monte è identico a quello della montatura dello strumento: tastiera a parte (ma manco sempre) pirolo, cordiera e se del caso mentoniera sono costituiti dalla stessa essenza..

neuma - 24.9.2013
Io personalmente preferisco la scarpetta metallica perché più robusta, mentre quella in avorio o osso frequentemente si incrina o si spezza in caso di urto o caduta di punta dell'arco (e non di rado ho visto scarpette danneggiate anche dalla pratica comune in orchestra di picchiettare con l'arco sul leggio per applaudire direttore o solisti...).

Peraltro, non vincolerei più di tanto l'abbinamento di scarpetta e fasciatura.
Intanto, se pure entrambe nascono con finalità protettive poi successivamente divenute anche una potenzialità estetica - vedi uso di materiali pregiati oltre che inalterabili, cesellature ecc. - la scarpetta è storicamente più antica della fasciatura: nelle collezione museali sono presenti infatti archi del periodo di Tourte che presentano già la scarpetta ma non ancora la fasciatura (ricordiamo che invece l'arco fino al Barocco è privo di entrambe), e quella metallica è a sua volta più antica di quella in materiali organici (osso ed avorio, più di rado tartaruga).

neuma - 3.3.2014
In questo caso, credo che le problematiche del manufatto di dimensioni ridotte siano da collocare nel contesto della precisione funzonale: un mezzo grado di errore nell'orientamento nella faccetta dell'ottagono non è forse tangibile in un arco da contrabbasso, ma "sbarella" totalmente l'assetto del nasetto in un arco da violino.
Dopo l'incrinatura provvisoria dell'arco (è l'equivalente della montatura in bianco per lo strumento, ed evidenzia eventuali problemi dell'arco in tensione in modo che questi siano ancora ritoccabili con la leggera eccedenza ancora presente)

La fasciatura non deve essere ritenuto un "must" estetico inalterabile: è infatti uno degli elementi, insieme al materiale della vite (attualmente acciaio VS il più leggero titanio) di cui si avvale l'archettaio per bilanciare archi preesistenti senza arrivare a dover far ricorso a tecniche invasive e non reversibili, come ritoccare gli spessori della bacchetta, o eticamente discutibili come la sostituzione del nasetto (in un arco di pregio, il nasetto è parte integrante del valore stesso dell'arco, infatti spesso viene timbrato dall'autore al pari della bacchetta, e la sua sostituzione potrebbe inficiare l'autenticità dell'arco stesso).

Se si vuole modificare il peso nell'area del tallone, l'archettaio potrà optare per una fasciatura in oro (la più pesante in assoluto), per una in argento (più leggera), per una in fanoni di balena, ora in materiale sintetico (ancora più leggera), per una in seta (la più leggera in assoluto) o per fasciature ibride come metallo+seta, fanoni+metallo ecc.

Non dimentichiamoci, per altro, che alcuni archi moderni, come quello da contrabbasso modello tedesco, sono il più delle volte totalmente privi di fasciatura che non sia quella in pelle (ciò perché il peso del nasetto di dimensioni maggiori, nonché quello della mano che grava maggiormente, rispetto all'arco francese), ma non di scarpetta.

Ciò detto, per motivi indubbiamente estetici non è auspicabile abbinare una montatura in metalli diversi, quindi senz'altro un archettaio di buon senso sconsiglierà di montare una scarpetta in oro su un arco montato in argento, ma al di là di questo, direi che la ragione estetica viene comunque in subordine a quella funzionale.

fabiocatania - 1.11.2013
Salve Neuma, sono nuovo di questo forum e mi rendo conto che sto leggendo post di alcuni anni fa, perciò magari per te è già acqua passata, però ti volevo fare comunque una domanda. Io sono un violista e da poco ho cominciato dilettarmi riparando, crinando e provando a costruire archetti. Non ho ancora un tornio, e mi sembra che tu ne hai usato uno per costruire almeno uno dei tuoi due.

Mi potresti dare un consiglio su che macchina comprare? Tu quale hai, o hai avuto in uso? Io vorrei comprarne uno da banco, non troppo grande visto che faccio le cose in casa, ma il dubbio è di prenderne uno troppo piccolo e la stecca non entra nella parte sinistra del tornio per uscire dal mandrino.
Credo che si chiami "barra passante". Mi sapresti dire qualcosa in più a riguardo? Grazie!

neuma - 2.11.2013
Veramente, il post è stato iniziato due mesi fa...

Il tornio non è indispensabile per la costruzione di un arco, si può rendere utile solo quando per ragioni di produttività divenga indispensabile la sgrossatura rapida di un pezzo, ma come avrai notato l'arco di cui sto tracciando una cronistoria di costruzione non è assolutamente lavorato al tornio: questo è stato usato solo per la foratura, perché consente una centratura di precisione superiore ad un trapano a colonna di media qualità. In questo caso, ovviamente si rende necessario un tornio col passaggio di barra.
Ma, ripeto, è marginale per la lavorazione dell'arco, tanto che avrei benissimo potuto farne a meno..
neuma - 28.2.2014
Aggiorno il post con più recenti fasi di lavoro (ho acacntonato l'arco per un po' per altri lavori contingenti).

Dopo aver portato la bacchetta con l'ottagono quasi a spessore (resta circa 1 mm. che rimuoverò dopo una prima incrinatura provvisoria: questa servirà a verificare che l'arco in tensione non presenti curve anomale, che potrebbero necessitare di rettifica, nel qual caso un minimo margine mi servirebbe ancora) ed aver adattato le facce dell'ottagono nel punto di contatto con la "slitta" del nasetto, in modo che questo combaci senza basculare sul suo asse, e risulti in linea con la punta, pratico un approfondimento del foro, già accennato con il tornio che ne ha consentito la centratura, utilizzando una punta particolare per archetteria, che permette di effettuare una prosecuzione del foro con diametro inferiore, montata su un trapano a mano (che permette una discesa molto graduale) a sua volta fermato ad una morsa da banco.

Ora pratico lo scavo per la mortasa di coda, raccordando fra loro una serie di fori fatti con il trapano a colonna, usando una serie di scalpellini di passo dal 2 al 4 mm. È importante che lo scavo accolga la madrevite del nasetto senza gioco, per evitare che il movimento della vite non sia fermo all'interno della bacchetta.
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23-24.jpg [ 197.18 KiB | Osservato 63 volte ]
Proseguo la modellazione della punta, già sbozzata a coltello, con la lima, dando forma alla crestina, caratteristica del modello Sartory.
Allegato:
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25.jpg [ 89.41 KiB | Osservato 63 volte ]
E infine pratico la mortasa alla punta (in questo caso il lavoro è un po' più ostico a causa della presenza di una scarpetta in argento) dopo aver accennato a matita il disegno della stessa sulla faccia della punta. Sarà importante rettificare correttamente i lati interni dello scavo, ricordando che quello che dà verso la punta dovrà formare un angolo ottuso con la base, in modo da permettere la forzatura del tassello al suo interno.
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26.jpg
26.jpg [ 45.26 KiB | Osservato 63 volte ]
Ora l'arco è pronto per una incrinatura provvisoria di prova, che effettuerò nei prossimi giorni

Guido - 28.2.2014
che lavoro! complimenti! Ma un archetto per violoncello è piu o meno semplice da costruire rispetto a quello per violino?

neuma - 28.2.2014
Più le misure dell'arco sono ridotte (come nell'arco da violino) più un'eventuale imprecisione costruttiva ne risulta amplificata, viceversa, la piega risulta relativamente più facile.
Se invece la bacchetta è di diametro elevato (come nell'arco da contrabbasso) la piega diventa un processo lungo, stressante per il legno e faticoso per il costruttore, ma le imprecisioni costruttive avranno un margine di tolleranza un po' superiore.
Forse, da questo punto di vista, l'arco da cello può considerarsi il punto mediano delle difficoltà: non troppo spesso, non troppo piccolo.

Guido - 28.2.2014
pensavo un pò alla lavorazione sugli strumenti, per esempio la scultura del riccio del violino è un attimino piu difficile per gli stessi motivi che tu dici, scolpire il fondo del cello è lavoro di fatica maggiore...insomma niente è facile in questo campo

mystral1320 - 28.2.2014
Guido ha scritto:
pensavo un pò alla lavorazione.....la scultura del riccio del violino.....il fondo del cello.....niente è facile in questo campo
Mah!!! Non son molto d'accordo a dire il vero. Che non sia facile è un dato di fatto ma è anche vero che una testa di cello o contrabbasso, essendo più grandi, appaiono di più all'occhio e quindi se fai una cappellata tendenzialmente si vede di più. Il riccio di violino è tutto lì, anche se non è semplice, ma rispetto alle altre dimensioni una cappellata (ovviamente entro certi limiti) appare forse di meno. Prova a cannare uno smusso su una testa di cello o contrabbasso poi mi dirai se lo stesso sbaglio emerge di più o di meno anche da lontano.

Guido - 3.3.2014
è la prima volta che non mi trovo concorde con te mystral il motivo è presto detto. un paio di decimi di differenza il mio occhio riesce a leggerli sul riccio del violino mentre su un cello faccio più fatica. È piu che altro un limite dato dall'esperienza e capacità, nell'ultimo riccio ho fatto uno smusso pronunciato per recuperare un maldestro colpo di lima, nel cello per fare un danno simile dovrei darne piu di uno colpo maldestro

neuma - 3.3.2014
In questo caso, credo che le problematiche del manufatto di dimensioni ridotte siano da collocare nel contesto della precisione funzonale: un mezzo grado di errore nell'orientamento nella faccetta dell'ottagono non è forse tangibile in un arco da contrabbasso, ma "sbarella" totalmente l'assetto del nasetto in un arco da violino.

Dopo l'incrinatura provvisoria dell'arco
(è l'equivalente della montatura in bianco per lo strumento, ed evidenzia eventuali problemi dell'arco in tensione in modo che questi siano ancora ritoccabili con la leggera eccedenza ancora presente)

(Continua)

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(Parte 5 - continua dal post precedente, è sempre neuma che scrive)

Pettinatura del crine e ritocco del tassello di punta :
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27-28.jpg
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verifica della rettilineità della bacchetta in tensione
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29.jpg
29.jpg [ 67.28 KiB | Osservato 63 volte ]
famar - 5.3.2014
Ciao Neuma. Mi ricollego alla tua ultima foto (bellissima peraltro) nella quale verifichi la rettilineità della bacchetta in tensione. Tempo fa ho acquistato 4 vecchi archetti sui quali volevo smanettare un po'. Li ho risistemati, ho reimpostato le curve che erano molto attenuate, ho rifatto l'incrinatura secondo quanto visto nei vari siti. Fin qui tutto bene. Quando ho teso gli archetti, in tre casi ho notato che la rettilineità della bacchetta (che era buona quando scarica) andava a pallino. Cos'è che tirando i crini disallinea a destra o sinistra l'arco? La curvatura nell'altro senso invece sembra regolare sotto tensione. Potrebbe essere un problema di legno viziato (ma solo sotto tensione?) oppure è colpa del "manico" che ha eseguito il lavoro? Buoni archetti a tutti.

mystral1320 - 5.3.2014
famar ha scritto:
Ciao Neuma. Mi ricollego alla tua ultima foto…...Quando ho teso gli archetti, in tre casi ho notato che la rettilineità….andava a pallino….un problema di legno viziato (ma solo sotto tensione?) oppure è colpa del "manico" che ha eseguito il lavoro? ….
Intanto va detto che ci sono alcuni sistemi per reincrinare archi e, secondo me, non ce n'è uno migliore in assoluto! Si tratta di farsi la necessaria esperienza con un metodo col quale ci si trova meglio. Ho visto gente che reincrina senza bagnare la mazzetta (come facciano non lo so, io non ci son mai riuscito ) mentre altri passano all'azione bagnandola; altri come Neuma in immagine, che inizia a fissare la mazzetta al nasetto e poi in punta o chi, come me, fanno viceversa. Come sempre è il risultato finale a contare.

Quel che è certo è che non è una cosa facile, e come tu stesso hai visto, quando alla fine ottieni una bacchetta che non rimane in asse, non sempre è colpa della stessa. A volte, pettinando la mazzetta, viene ripartita più da un lato che non in modo eguale sulla sua larghezza: seccando il crine, questo ritraendosi tende a mettere maggiore forza da una parte piuttosto che sulla intera larghezza e decretando così il disassamento della bacchetta.

Altro problema è che durante l'essiccamento, il crine ritiri troppo o la mazzetta sia stata tagliata troppo corta o più del necessario (questa è una delle difficoltà tra l'altro). Quel che è certo è che una volta reincrinato e in posizione di riposo la mazzetta deve rimanere allineata alla bacchetta solo lievissimamente tesa e MAI propriamente tesa! Per fare ciò, io uso dare due giri o un giro e mezzo alla vite, in modo da lasciare un piccolo agio.

Inoltre, quando metto il lavoro ad essiccare, tiro i crini oltre la bacchetta ripartendo la cioca a metà e tra la bacchetta e gli stessi inserisco un tappo di sughero non troppo grosso. Spesso si scorda che la rifinitura della cioca andrà effettuata con la lampada a spirito "stirando" le imperfezioni della cioca e, infine, impeciando la stessa prima della riconsegna al cliente, usando pece polverizzata e uno spazzolino da denti per la sua applicazione...

L'ultima possibilità è che il legno della bacchetta non sia molto per la quale o che, troppo secco, abbia perso il nerbo necessario a mantenere la curvatura. In quel caso non è che resti moltissimo da fare purtroppo...

famar - 7.3.2014
Grazie Mistral. È stato un tentativo, mi sono divertito e ho capito che se per incrinare un archetto ti chiedono 100 euro ci devi stare. Ho anche capito che non sarà il mio lavoro. Buoni crini a tutti.

neuma - 18.3.2014
La lavorazione si avvia alle ultime fasi: dopo l'incrinatura provvisoria, per valutare il comportamento della bacchetta in tensione, ho eliminato il millimetro di spessore ancora in eccesso, portando l'arco a -2 grammi rispetto al peso finale. Altri 2 grammi circa vengono eliminati portando la bacchetta a sezione rotonda (questo avviene solo se le considerazioni sulle qualità del legno facciano preferire la sezione tonda a quella ottagonale): questa fase comporta la piallatura degli angoli delle facce dell'ottagono con la pialla a lama diritta, cui seguirà la rifinitura a rasiera (in attesa di carteggiare). I 4 grammi al di sotto del peso verranno poi compensati dalla fasciatura in pelle e dall'avvolgimento in filo d'argento. Per ora, mancando questi elementi, l'arco ha un leggero peso in punta, che poi verrà riequilibrato.
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g.berchi - 18.3.2014
Trovo il lavoro dell'archettaio molto interessante. Grazie a te per averci fatto assaporare un pochino di quest'arte.

[b]neuma[/b] - 20.3.2014
Beh, Giovanni, non mi posso definire un'archettaia... ...però è vero, l'arco è un aspetto fondamentale per il musicista, essendo un'estensione del braccio. Stranamente, spesso la sua importanza viene ignorata o comunque molto sottovalutata rispetto a quella dello strumento...

La fase di oggi è la rifinitura della punta: estratto il tassello e rimosso il fascio di crine, che resta però attaccato al nasetto e si reinserirà all'ultimo, si rettifica con cura la punta e si lucida la scarpetta d'argento, prima con carte vetrate sempre più fini, fino alla micromesh da orafo, per terminare con pasta abrasiva e feltrini. Al di là del renderlo lucido (si partiva da una lastrina di argento grezzo) è fondamentale eliminare qualsiasi bordo tagliente che possa essere lesivo al contatto col crine.

Ora si prosegue con la carteggiatura della bacchetta, per arrotondare perfettamente la parte tonda e per appianare eventuali irregolarità nel tallone mantenuto ottagonale. Uso carte speciali per archetteria, che si trovano presso un fornitore tedesco, e che arrivano fino a 2500 punti. Dopo sarà la fase dell'imbrunimento del pernambuco.
Allegato:
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neuma - 1.4.2014
Penultima fase: imbrunimento e lucidatura.
Dopo aver levigato, fino a tirarlo a lucido, il legno con le carte micromesh specifiche fino a 2500 punti, sono passata all'imbrunimento con vapori d'ammoniaca ad alta titolazione (12 ore circa di esposizione).
Questo risultato può anche essere ottenuto con l'esposizione ai raggi UV. Personalmente, mi piace anche il colore del pernambuco rosso-aranciato (e che il colore sia indice di maggiore o minore elasticità è una leggenda metropolitana facilmente smentibile con gli odierni metodi di analisi) ma in questo momento pare che i musicisti preferiscano assolutamente il legno scuro. Idem dicasi anche per la lucentezza della bacchetta: a mio avviso sarebbe sufficiente la finitura "smooth" che si ottiene con le micromesh e la lucidatura a pietra d'agata, ma pare che al momento i gusti dell'utenza vadano verso lo "specchiato sparato" indi... ci si adegua.

(Continua)

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(Parte 6 - continua dal post precedente, è sempre neuma che scrive)

Per la gommalaccatura (che viene fatta in strato leggero e con GL decerata) mi avvalgo di un simil-bottone provvisorio collegato ad una vite-madrevite, in modo da avere un punto dove impugnare l'arco stesso senza lasciare ditate sulla gommalacca.
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Resta ora da procedere con l'ultima fase, la fasciatura in argento e pelle

neuma - 2.4.2014
La lavorazione giunge al termine con le ultime due fasi: la realizzazione della fasciatura in argento e quella del "barilotto" in pelle:
la prima si effettua tenendo il rocchetto d'argento su un supporto che gli consenta di ruotare (non diversamente dalla bobina di filo sulla macchina da cucire) e, dopo aver praticato un foro con una punta dello 0.3 mm in cui si inserisce una estremità del filo (fissandola con un goccio di cianoacrilato) si incomincia lentamente ad avvolgere, badando a non sovrapporre le spire nè, al contrario, lasciare spazio fra esse. Si termina con una brasatura a stagno che verrà poi limata in modo da appiattirla il più possibile (resterà sotto la pelle).

Il barilotto in pelle in questo caso è realizzato con pelle di nutria, sottile ma più resistente all'usura di quella di vitello. Dal momento che non mi trovo bene con i barilotti troppo voluminosi, mi limito a stondare a coltello i bordi della pelle e a fissarla con colla da calzolaio. Per chi invece preferisce un barilotto più spesso (è più frequente sugli archi da violino avendo di per sè una bacchetta sottile), questo si realizza con uno spessore di pelle sottostante a quello con bordi stondati.
Allegato:
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Si reinserisce il fascio di crine già usato per la "montatura di prova" e poi estratto dalla mortasa di testa e rimosso insieme al nasetto... e l'arco è terminato e pronto per iniziare il suo lavoro

Guido - 2.4.2014
eh...sembrerebbe anche relativamente semplice così come descrivi, so però che è tutt'altro che facile, penso per esempio alla lucidatura su una superficie che non si sa come impugnare, l'idea della vite è di aiuto ma non è comunque facile.
Complimenti, metterai foto da finito, vero?

neuma - 3.4.2014
Il mio obiettivo macro non è dei migliori, comunque...
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g.berchi
- 3.4.2014 - Wow, fantastico! Sei stata bravissima! - Giovanni -

Pierpa - 3.4.2014 - Bravissima, molto bello Very Happy !!!!

neuma - 3.4.2014
Grazie ma... non l'ho ancora provato! Quel che è certo è che il timbro a fuoco l'ho messo di un male, ma di un maleeeee……

Guido - 3.4.2014 - il timbro a fuoco? e chi se n'è accorto... bellissimo!

mystral1320 - 3.4.2014
neuma ha scritto:
….Quel che è certo è che il timbro a fuoco l'ho messo di un male, ma di un maleeeee....
Perché ci vuole orecchio, bisogna averlo tutto, anzi parecchio!!! Battutacce a parte complimenti!

aldeo - 3.4.2014 - dire che é bellissimo é "stare stretti" ....mi dispiace per la nutria; sono animaletti deliziosi!!

waltcamp71 - 7.5.2016
Salve a tutti, volevo sapere, se è possibile, come mai sotto la pelle del barilotto spesso è presente del filo di cotone avvolto sopra l'avvolgimento metallico e che tipo di cotone si tratta. Grazie

neuma - 7.5.2016
waltcamp71 ha scritto:
come mai sotto la pelle…….è presente del filo………………….che tipo di cotone si tratta
La fasciatura in argento dovrebbe proseguire anche sotto la pelle. Se però l'arco è tendenzialmente troppo pesante al tallone, si può recuperare qualche grammo fermando l'argento dove inizierà la pelle, e proseguendo poi con il cotone. Personalmente comunque preferisco una fasciatura in materiale omogeneo, come seta o fanoni, o alternanza di argento e seta o argento e fanoni, in ogni caso più leggere del solo argento.

Guido - 7.5.2016
Fanoni? ... quelli delle balene? scusa l'ignoranza, davvero fanoni? Nella costruzione il fattore peso credo sia importante per chi poi lo deve usare per ore, giusto? Come lo bilanci? ...sempre che vada bilanciato

MAXLUCCA - 8.5.2016 - bellissimo! Invidio profondamente la tua bravura!

mystral1320 - 16.5.2014
Guido ha scritto:
Fanoni? ... quelli delle balene? scusa l'ignoranza, davvero fanoni?…………………
Soprattutto negli archi antichi, spesso si vede una fasciatura bicolore bianco nera che è composta da fanoni di balena...

waltcamp71 - 23.5.2016 - Grazie infinite sempre

(Fine)……………………………………………o forse no?!

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Ottimo lavoro Oti.
La costruzione dell'arco del violoncello da parte di Neuma era un peccato perderla.

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