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 Oggetto del messaggio: Restauro di un mandolino anonimo
MessaggioInviato: 11/12/2015, 15:57 
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Pietro

Restauro di un mandolino anonimo


Quando uno strumento viene presentato come antico e di autore rinomato è sempre prudente valutare bene i dati esposti. Nello specifico si tratta di un mandolino con la tastiera allo stesso livello della tavola armonica e con i bischeri per l’accordatura. Non era presente la targhetta e nessun altro dato identificativo, si poteva quindi determinare solamente il periodo costruttivo. Considerato che la meccanica a vite oggi universalmente usata è stata inventata da Pasquale Vinaccia circa nel 1850 e che i tasti più acuti del cosiddetto: “mandolino ideale” descritto dal maestro Leone nel 1765 erano fissati direttamente sulla tavola armonica e non sulla tastiera si può dedurre con buon margine di sicurezza che lo strumento è stato costruito tra il 1800 e il 1850. Il costruttore di questo mandolino sobrio ma elegante naturalmente resta anonimo.

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Lo strumento è stato aperto e subito sono apparsi segni di maldestri tentativi di passate riparazioni eseguite da persone esperte magari di falegnameria ma senza conoscenze specifiche di liuteria; un grossolano piallaccio era stato applicato all’interno della cassa armonica paralizzandone il suono e una catena non era né di forma e né di legno adatto. Il tutto è stato rimosso, la catena ricostruita e la cassa rivestita con carta pergamena come qualche frammento rivelava essere in origine.
Le incollature sono state rifatte con colla a caldo a forte tenuta, usata pure dal liutaio autore del mandolino.
Il tassello, cuore del mandolino, che congiunge il manico alla cassa era in ottime condizioni,,così pure la tastiera ed il manico stesso. Gli incollaggi sono comunque anche in questo stati rifatti per precauzione e lo strumento è stato così chiuso. Una accurata pulizia con alcol e polish leggermente abrasivo hanno tolto tutte le impurità accumulate dal tempo sulla superfice e si è cosi potuto procedere alla lucidatura con due mani leggere di gommalacca molto fluida data a tampone. Lo strumento è risultato così pulito e brillante su tutta la superfice anche perché in origine era stato rifinito con gommalacca. Solamente la tastiera è stata solo pulita ma non lucidata.
Nel lavoro di restauro dove non ci sono ammaccature esterne, mani di vernice inadatta stesa soprattutto sulla tavola armonica o modifiche strutturali si procede con sicurezza e il buon risultato finale è spesso garantito, come in questo caso.

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Le corde usate naturalmente sono a bassa tensione ed i ponticelli sono stati appena ritoccati riducendo al minimo la calibratura dello strumento che così ha ritrovato una sonorità sicuramente vicina all’origine. Il suono non risultava potente, ma di ottima qualità e morbidezza. L’anonimo autore di questo pregevole mandolino ha lasciato ai posteri un’opera che sarà sicuramente ancora ben apprezzata.

Cordialità - Pietro -


Al tema segue la discussione

1 - drgrunge
Sono un dilettante neofita di liuteria. mi spiegheresti esattamente perche' il tassello e' "il cuore" del mandolino?


2 - Pietro
Cercherò di rispondere con ordine ai tuoi quesiti: 1- i mandolini antichi conservavano spesso le caratteristiche dei liuti. Il tassello era il cuore di questi strumenti in quanto consisteva in un blocco di legno massiccio sagomato opportunatamente per congiungere il manico con la cassa armonica. La perfezione di questo elemento assicurava la stabilità dello strumento. Da qui il nome. Nei mandolini moderni il manico ed il tassello sono un unico pezzo.


3 - drgrunge
Grazie mille pietro, risposte piu' che esaurienti.
Per quanto riguarda il tassello, la tua risposta e' la dimostrazione della mia scarsa famigliarita per l'argomento... infatti pensavo tu ti riferissi a cio' che ho trovato io, cioe' un "chiodo" di legno duro che attraversa tutto il tacco del manico obliquamente, fino a forare la fascia centrale del fondo. immagino che abbia funzione strutturale di rinforzo.
A questo punto avrei una domanda: il piano armonico di un mandolino che sto' sistemando e' molto "sporco", c'e' una patina scura che vorrei rimuovere. "grattando" con mano leggerissima la superficie, riesco a rimuovere un po' di patina, ma non mi sembra il metodo piu' adatto... inoltre tremo al pensiero di rimuovere il "specialita' brevettata napoli"...c'e' qualche metodo "chimico" per poter risolvere il problema?


4 - Manu
Non puoi semplicemente girare attorno al timbro pulendo il resto della superficie? Il colore più scuro che rimarrà al suo interno credo che lo evidenzierà maggiormente.


5 - drgrunge
In effetti l'idea di lavorare intorno al timbro il timbro non e' male.... cosi', imparo anche un'altra "arte"! Mi chiedevo inoltre se, passando uno straccio morbido con un po' di alcool, si procurassero danni al legno..... a me interessa solo rimuovere un po' di sporco, per il resto va benissimo che il mandolino appaia "vecchio e consunto" anzi per quanto mi riguarda, aggiunge valore allo strumento.
Altra domanda: l'olio di lino, passato in piu' mani, va bene per la finitura? so che esistono prodotti piu' "nobili" (thung oil, finitura francese, etc), ma essendo musicante di musica popolare, preferisco le soluzioni plebee... solo che non so se quest'olio possa essere usato in liuteria


6 - Pietro
L'olio di lino cotto dato sulla tavola viva fa da sordina in quanto impregna il legno pregiudicando la sonorità presente e futura. In passato la tavola armonica non era verniciata e di conseguenza soggetta a impregnarsi di sudore ed altri agenti nocivi. Nel 1923 il musicologo e liutaio Giuseppe Accoretti in un suo trattato consiglia di dare anche alla tavola armonica due mani di gommalacca con un tamponcino. Devono essere date velocemente e al sole vivo per non penetrare ma restare solo in superfice. In uno strumento come il tuo restaurato, la pulizia della tavola armonica deve essere fatta (come tu stesso hai capito) con alcool. Il trattamento non deve essere invasivo e se ben fatto è un facile attacco per la vernice a spirito che darai successivamente. Il mandolino non ha bisogno di altro, anche per la cassa. I prodotti ora in commercio (fondi, lucidature a nitro o acriliche per pavimenti in legno e serramenti) non sono consigliati per uno strumento come quello che hai per le mani.


7 - drgrunge
Altra domanda... le meccaniche sono piuttosto sporche, e pensavo di pulirle in bagno di benzina e spazzolino.
temo pero' un'eventuale azione chimica della benzina sui piroli in legno... avete alternative sperimentate e sicure?


8 - Pietro
Le meccaniche quando necessitano veramente di una profonda pulizia e di essere lubrificate... io userei una bomboletta di Svitol, prodotto in confezione spray munito di cannuccia per orientare il getto. L'uso è semplicissimo: basta appendere le meccaniche con le parti in legno in alto e spruzzare il prodotto sull'ingranaggio composto da ruota dentata elicoidale e vite senza fine, spruzza pure abbondantemente anche il resto delle parti metalliche e vedrai che tutto lo sporco colerà gìù da solo. Se temi di rovinare il legno ricoprilo per protezione, ma non dovrebbe succedere nulla se subisce la leggera evaporazione del prodotto. Lo Svitol è detergente, sbloccante, antiossidante e possiede un'azione lubrificante più che sufficiente per le meccaniche. Io non userei altro. Quando il tutto risulterà ben pulito e lubrificato un po' di pulizia e una leggera lucidatura a gommalacca riservala alle parti in legno in modo da ottenere una leggera brillantezza senza snaturane le caratteristiche.


9 - porthos
Non c'è legno in queste meccaniche...le palettine calettate su ciascun asse al giorno d'oggi sono di plastica, a quei tempi avorio od osso.


10 - Pietro
Anche legno... anche legno, ne ho avute per le mani più di una volta. Prudenza vuole che in casi incerti sia utile operare con cautela.
Se si ha lo strumento in mano la situazione è sempre più chiara.


11 - drgrunge
Purtroppo sono costretto, mio malgrado, ad allontanarmi dalla liuteria per un po'... ma non mancherò di seguire il forum, che si e' arricchito di tanti nuovi spunti! Grazie a tutti delle risposte, e a presto con qualche nuovo lavoro. Prima però un ultimo consiglio per una chitarra battente di produzione moderna semi-artigianale, strumento discendente dalla chitarra barocca ed oggi utilizzato prevalentemente - almeno a mia conoscenza! - per creare un "assordante" tappeto di accordi su tarantelle, pizziche, ed altri motivi della musica folk meridionale, specialmente tra il Gargano e la Calabria.
Si e' creata una spaccatura sul piano armonico, immediatamente sopra il ponte: un dito circa è la lunghezza totale della fessurazione, anche se gli estremi sono meno lesionati. la spaccatura presenta bordi rialzati, e si ricompone quasi del tutto se una moderata pressione viene applicata uniformemente su di essa.
il mio piano d'azione e': iniettare colla forte da falegname (colla animale a caldo), un po' piu' liquida del solito, e con una spatolina di legno molto sottile - credo utilizzero' del bambu' affilato al coltello in modo da creare uno spessore di spatola di 4-5 fibre. Applicare una pressione uniforme con due morse ed una tavoletta di legno duro che distribuisca la pressione lungo tutta la fessura. la tavoletta viene isolata dal piano armonico tramite una striscia di carta da forno. Rimuovere la vernice protettiva attraverso una sgorbietta a testa piatta e di calibro piccolo. riempire gli inevitabili spazi con cera per restauro. applicare gommalacca per ripristinare la verniciatura; qualcuno ha suggerimenti/osservazioni/obiezioni?


12 - Pietro
La chitarra battente è uno strumento popolare che ha permesso la corretta esecuzione di intavolature per chitarra spagnola scritte in periodo rinascimentale. Eminenti musicologi agli inizi del novecento si sono dannati inutilmente per capire quelle musiche che non suonavano bene con la chitarra classica accordata normalmente finchè casualmente non hanno sentito un brano similare eseguito con la chitarra battente da un musicista popolare. Le caratteristiche dei doppi cori e dell'accordatura rientrante dello strumento che sono circa le stesse degli strumenti rinascimentali e l'antica tecnica popolare rimasta pressochè invariata hanno aperto loro gli occhi e le orecchie. Le regioni meridionale: Campania, Calabria e Puglia, ma non solo, hanno ancora laboratori e suonatori di questo strumento.
Per tornare al "trauma" della chitarra in questione... Se lo strumento è incatenato secondo tradizione non dovrebbe avere catene in prossimità del ponticello in quanto la piega stessa della tavola armonica funge da rinforzo. La zona rimane però debole e sensibile agli urti, l'ideale sarebbero i classici rinforzi interni usati anche per riparare le chitarre battenti. La rosetta di questi strumenti dovrebbe essere applicata in modo da poterla rimuovere in casi come questi e una volta tolta si opera dalla buca che permette di operare all'interno dello strumento. In presenza di incatenature diverse (catene in prossimità del ponticello ecc.) è il caso di controllare se vi siano scollature interne. Il tuo procedere come resto è corretto, solo cerca di essere meno invasivo possibile perchè le stuccature sulla tavola armonica si vedono quasi sempre. Se puoi aprire la buca rimuovendo la rosetta e operare dall'interno la riparazione sarà più sicura e meno visibile, valuta attentamente e anche questa volta in bocca al lupo per l'intervento che spero riesca pienamente


13 - drgrunge
Grazie per la risposta piu' che esauriente. lo strumento in questione e' un "100% made in china" credo insomma... dubito... che abbiano usato i collanti giusti, e la rimozione della rosetta potrebbe rivelarsi un cattivo affare.... piu' che altro non e' mio, e la proprietaria ne ha bisogno al piu' presto... terro' i tuoi ottimi consigli per quando provero' a costruirne una!!! intanto mettero' "la pezza" chiudendo la fessura. se piu' in la' si ripresentera', proporro' un intervento piu' consistente.
Piuttosto... sai dove ci si puo' procurare qualche intavolatura per chitarra battente? difatto, nella tradizione popolare del sud lo strumento viene usato esclusivamente per "strimpellare". almeno, cosi' fanno i chitarristi che ho visto in giro per feste e concerti.


14 - Pietro
Se il lavoro deve essere eseguito in tempi rapidi agisci subito sulla crepa, per accontentare un'amica...questo ed altro!
La chitarra battente è uno strumento che viene insegnato soprattutto secondo tradizione e di conseguenza non è necessario conoscere musica e partiture. La vera anima della chitarra battente è comunque quella popolare dove il musicista si lascia trascinare dalla musica adattandosi di volta in volta alle varie situazioni.


15 - fabiodm
Però noto con piacere che le discussioni tra Drgrunge e Pietro sono da parte mia molto interessanti .
Io penso che le crepe si riesce a chiuderle anche con la colla fatta colare dentro, poi si sa che un rinforzo sarebbe meglio.
Io sono riuscito sulla mia gironda a riattaccare un pezzettino della c che si trova sulla cassa armonica con la stessa procedura descritta da Drgrunge.
Ho usato pero colla comune poliacetovinilica in emulsione perche molto liquida abbastanza forte e incolore,il risultato è " invisibile " .
Devo dire pero che il crepo era piccolo circa 2cm e lungo vena.


16 - porthos
Salve a tutti. Non ho ancora scritto il messaggio di presentazione ma intanto mi incuriosiva la crepa della chitarra battente.
Mi pare che sia dovuta al legno della tavola non stagionato. Incollato ai bordi, stagionando si è ritirato e si è aperto, quindi è perfettamente possibile che si aprano altre crepe nel tempo.
Non so se già hai provveduto alla riparazione, ma io userei colla a caldo, lasciandola colare dentro la crepa e stringendo subito dai bordi, senza nessuna pressione perpendicolare al piano. La colla che fuoriesce all'esterno si toglie con una pezzuola umida, senza ritoccare la vernice. All'interno (togliendo la rosetta, ed anche in un secondo momento) puoi usare una strisciolina di impiallacciatura sempre con la colla a caldo. Lì non si aprirà più, ma potrebbero formarsi altre crepe in altri punti.


17 - Maciste
Salve a tutti, sono un nuovo arrivato/iscritto appassionato di liuteria e desideroso di imparare sempre di più tempo permettendo.
Ho acquistato in un mercatino (a 150 euro) un mandolino napoletano del 1888 di Michele Celentano il quale presenta però una rottura abbastanza importante: la paletta è letteralmente "staccata" dal manico.
L'idea mia sarebbe quella di disincollare la tastiera (ci vuole uno strumento tipo l'asciugacapelli che spara aria calda? Ci si aiuta con l'alcool?) praticare un taglio a metà manico in modo perpendicolare alla posizione della tastiera e la stessa cosa farla per la paletta, inserire e attaccare un inserto che unisca le due parti (pensavo ad una stecchetta dello spessore di 1 mm di ebano) e piallare le parti fuoriuscenti dalle sedi. infine ri-attaccare la tastiera. Lo strumento purtroppo era anche senza ponticello ma questa è una sciocchezza.

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Grazie a quanti vorranno rispondermi.


18 - Manu
Io metterei 2 perni di legno, dovresti fare 2 fori sul manico e 2 fori sulla paletta, inserire i perni e incollare il tutto, dovrebbe tenere.


19 - Maciste
Quindi incollare i due perni tra la tastiera e il manico? Ma paralleli o perpendicolari?
Anche secondo la tua idea bisogna comunque scollare la tastiera, oppure ho capito male?


20 - Paolino
Credo che tutto dipenda da te, se vuoi mantenere la vecchia paletta o meno. Nel secondo caso non c'è altra via che mettere dei rinforzi, altrimenti io probabilmente taglierei il manico al capotasto con una inclinazione di 30-40 gradi, poi preparerei una paletta nuova con un innesto corrispondente a quello del manico, incollerei con colla Titebond e rivernicierei il manico con Gommalacca. Sta a te decidere...


21 - Manu
I perni andrebbero tra il manico e la paletta, paralleli alla lunghezza del manico e non dovresti scollare la tastiera, è la stessa procedura che si usa quando si rompono colonnine o cose simili...


22 - mystral1320
Ho riparato diversi mandolini "dozzinali", 1 Calace, 2 Vinacciae 1 Emberger nel mio atelier. Sono stati 3 o 4 i casi simili al tuo in tutto e per tutto, cioé la paletta staccata dal manico. Come suggeriva Manu, ho inizialmente provato a risolvere reincollando nuovamente e rinforzando con perni ed altro ma i risultati sono pessimi soprattutto se é uno strumento che si ha intenzione di suonare di nuovo...
Io stesso suono il mandolino e so bene quanto siano fastidiose delle alterazioni anche minime al capotasto a volte.
Per cui sono arrivato alla soluzione che la paletta va reinnestata sul manico. La paletta va smontata e dalla parte che resta di sotto si scolla l'impiallacciatura che la riveste e si innesta un assicella di legno (meglio se é il più possibile simile all'esistente) della larghezza appena più abbondante del manico all'innesto (5 decimi per parte sono a sufficienza se si lavora con precisione). Lo spessore mano a dirlo sarà quello della paletta stessa. Per evitare ulteriori difficoltà é bene che il pezzo sia piallato perfettamente a squadra.
Si pratica un innesto a farfalla nel corpo della paletta, lasciando un allungo di 8 - 10 cm che fuoriesca dalla paletta stessa.
Si traccia a matita o punta da segno la dimensione del manico (leggera conicità) e lo si sgrossa lasciandolo abbondante.
Sul manico monco, si interviene preparando una sagoma che riporta esattamente la lunghezza del diapason come riferimento. Si dovrebbe staccare l'impiallacciatura o la lastronatura che riveste il manico senza danneggiarla. Si lavora quindi sul moncherino ricavando un piano perfetto ed inclinato sul quale verrà reinnestata la paletta con la lippa fuoriuscente. Ricorda che il moncherino é legno di testa e quindi prima dell'incollatura definitiva lo dovrai preparare, sempre con colla a caldo. Si bagna abbondantemente con l'acqua calda del bagno maria e si fa cadere della colla sulla superficie bagnata con abbondanza. Si ripulisce il pennello e si aggiunge acqua calda per diluirla un po' e farla penetrare nel legno di testa più che si può.
Vi é chi la lascia seccare così e poi la rettifica a lima, ma io prefirisco il "fissaggio" a caldo, cioé si appoggia un ferro quasi rovente sulla colla (Ocio la spüsa!!) e lo si lavora fino a quando é quasi secca. Si lascia riposare e poi si calibra a lima il piano nuovamente. Se ben fatta, l'operazione crea una sorta di film sulla superficie che tiene molto bene la colla successiva.
L'incollatura della paletta deve avvenire con estrema precisione, se no rischi di trovarti con una superficie del manico troppo lunga (e questo sarebbe il danno minore), o troppo corta, che non ti permetterà di conservare il diapason originale. Per cui sappiti regolare.
Una volta incollata, si rifinisce il manico ed il piano dove andrà ricollocata la tastiera e si rimetteranno a posto le impiallacciature scollate in precedenza. Si procederà quindi a reincollare la tastiera (eventualmente rettificandola se necessario, opreazione che viene meglio se da farsi a tastiera scollata), al rifacimento dei fori per le meccaniche, quindi alla rilaccatura delle parti nuove visibili ed infine al rimontaggio dello strumento. Come vedi, non si tratta di un intervento da nulla e, professionalmente parlando, ha un costo non da poco dovuto alle molte ore di lavoro che richiede. Non é quindi un operazione che si effettua su strumenti di poco valore, poiché il Santo non varrebbe la candela.... Personalmente, questo lavoro l'ho eseguito solo sui mandolini più quotati e che giustifichino un simile costo.
Hobbisticamente la coa cambia... Se lo strumento é tuo e ci tieni comunque a fare un buon lavoro, nulla vieta di perderci tempo e denaro... Ah, dimenticavo! L'inclinazione della paletta rispetto al piano di incollaggio della tastiera é compresa tra gli 11° ed i 13° di solito, anche se le eccezioni abbondano...


23 - Alfonso
Scusate se interrompo l'interessante intervento sul mandolino ma volevo solo chiedere a drgrunge se se la sente di azzardare qualche ipotesi circa la paternità della chitarra battente citata nei post precedenti.


24 - drgrunge
Chiedo scusa ad Alfonso per il ritardo nella risposta... ahime', da aprile mi sono trasferito in Inghilterra per lavoro (o meglio, per assenza di lavoro in italia ) e quindi ho dovuto smantellare, con immensa tristezza, il mio piccolo laboratorio di liuteria. Piccolo vantaggio, e' che qui a Londra passano un po' tutti i musicisti di world & folk music (tranne gli italiani ovviamente) per cui vedo strumenti di tutte le foggie e misure; continuero' a seguire il forum, e spero un giorno non troppo lontano di ricominciare con la liuteria.
Venendo alla domanda... Alfonso, non saprei dire sinceramente, anche perche' la chitarra battente non era mia. comunque, non credo sia particolamente pregiata! insomma la proprietaria la definisce "cinese".
- saluti a tutti -


25 - Alfonso
Grazie della risposta, quella battente mi ha colpito appunto per la sua ben descritta: "assenza" di pregio, se così mi posso esprimere.., e poichè negli utlimi anni ho avuto l'occasione di vederne diversi esemplari la cui univoca provenienza è evidente, la cosa mi ha molto incuriosito, ed ho sentito più di qualcuno che ne possiede di simili definirle un pò superficialmente "cinese", probabilmente perchè dopo un pò compare qualche difetto.. ma ora mi viene il dubbio che sia davvero di produzione cinese, e questo mi incuriosisce ancora di più.
...E che la buona sorte possa prima o poi riportare più vicino a noi il drgrunge...


26 - mystral1320
Attenzione! Non sottovalutiamo i Cinesi... C'è roba assolutamente in ordine che viene anche da li nel campo della liuteria....
Personalmente ho visto da qualche anno gli strumenti fatti a mano che escono dalla scuola di Pechino (e so bene chi la dirige visto che é stato mio compagno di banco a Cremona per 4 anni) a prezzi per noi stracciati.
Se da un lato girano i santissimi zebedei per via dei prezzi tanto bassi, dall'altro non posso rimanere ammirato dalla qualità di esecuzione, di materiale e dels uono che hanno, in rapporto al prezzo... Il direttore di questa scuola, l'amico Zheng, Alla triennale di Cremona cui partecipò, si portò a casa ben 5 medagle d'oro, dico 5!!! 1 per un quartetto d'archi (2 violini, 1 viola e 1 cello), che non veniva assegnata da oltre 15 anni, 2 per 2 violini gemelli, 1 per una viola e 1 per un cello, tutte allo stesso concorso!!!
Quindi so bene di cosa sia capace e di come sia impostata la scuola là. Non mi stupisce per nulla che escano strumenti di una simile qualità... Poi, se restiamo neli strumenti di fabbrica di basso livello, che siano cinesi o di altre parti, non é che cambia di molto la cosa...


27 -.Pietro -
Al presente quando si parla di cinesi si pensa subito alle "cineserie" ossia a quelli che copiano i nostri prodotti vendendoli poi per quattro soldi nelle bancarelle e nei negozi delle nostre città.
Naturalmente il tutto è molto riduttivo in quanto anche in Cina ci sono ottimi artigiani che confezionano buoni prodotti cercando di fare avanzare il loro paese popolato e laborioso.
Negli anni cinquanta e sessanta anche noi italiani avevamo queste caratteristiche e come adesso con i cinesi, non è che gli altri paesi fossero particolarmente contenti di vedere i loro prodotti da noi copiati e venduti a prezzi nettamente inferiori.
Vorrei in tal proposito fare un confronto tra le tecniche di lavoro di due chitarre elettriche: una Gibson mod. Diavoletto americana (che ho in riparazione) e una Gherson italiana (che ho in casa).
Lo strumento italiano, di colore più scuro, è una copia evidente del modello americano più blasonato e, tranne qualche piccolo particolare, ricalca visivamente quasi tutto il modello originale. Le differenze però ci sono e anche il suono pur ottimo, non è come la consorella americana specialmente nel registro intermedio. La verniciatura è a spruzzo con una spessa vernice vetrificata che all'urto produce lunghi crepi a ragnatela mentre la Gibson, ha una vernice più sottile e raffinata di un bel colore rossiccio che ricalca il colore naturale del legno con la quale è stata costruita. Un punto favore della ditta italiana però c'è ed è la base della paletta: La chitarra italiana ha alla fine del manico un'ispessimento che è di notevole rinforzo in un punto penalizzato dall'incavo per la regolazione della barra e dall'inclinazione della paletta: una modifica questa che raramente permetteva alla paletta di spezzarsi, cosa che invece era un punto debole per l'americana Gibson: la riparazione che ho eseguito è per l'appunto l'incollaggio della paletta.
Naturalmente ci sono altri esempi di lavori e di artigiani cinesi, ma non dobbiamo dimenticare che c'è stato un tempo in cui i cinesi eravamo noi.

Il giornalista Piero Ottone in un suo editoriale cita testualmente: " La Cina ci copia... ma siamo stati noi ad averla istruita".


28 - resunoiz
Ottima riflessione e confronto.

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Siamo andati decisamente oltre il tema originale... ma sono sempre possibili integrazioni.

Cordialità - Pietro -


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 Oggetto del messaggio: Re: Restauro di un mandolino anonimo
MessaggioInviato: 26/03/2019, 13:10 
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Iscritto il: 03/08/2018, 8:45
Messaggi: 44
Nel rileggere questo post del vecchio sito di liuteria mi rendo conto della mia abissale ignoranza in quanto a mandolini! Però ciononostante, non per coraggio ma per incoscienza, mi sono lo stesso preso la briga di restaurare un mandolino Vinaccia del 1891 (ed ho pure aperto un apposito post sull'argomento ). La mia domanda è questa: da verifiche fatte ho notato che, forse a causa della scollatura della tavola, il manico non è più perfettamente in asse con il corpo dello strumento o, se volete, quest'ultimo è disassato di 3/4 mm rispetto al manico, esiste un modo per riportare tutto in asse?


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 Oggetto del messaggio: Re: Restauro di un mandolino anonimo
MessaggioInviato: 31/03/2019, 14:49 
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Iscritto il: 20/06/2014, 19:21
Messaggi: 155
Località: Verona
Che nessuno nasca imparato (sottoscritto in primis) è cosa certa. Detto questo però, date le tue già ampiamente comprovate capacità tecniche e pratiche nel campo degli strumenti musicali, siamo tutti certi che il restauro del mandolino Vinaccia andrà a buon fine.
Nel post specifico che hai aperto seguiremo le fasi del lavoro e l'eventuale discussione che spero seguirà visto l'importanza di un simile intervento: restaurare un mandolino della rinomata ditta Vinaccia non è di certo cosa da tutti i giorni.

Cordialità - Pietro -


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